IL XXI SECOLO SPIEGATO IN MODO POLITICAMENTE SCORRETTO

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Allora, vi spiego tutto.

Dunque c’è John Kerry degli Stati Uniti che s’incazza come una vipera per come i russi bombardano la Siria senza rispetto dei civili e dei diritti umani.

Nel frattempo la Russia s’inquieta per il rispetto dei civili e dei diritti umani nella guerra in Yemen, perché in quel caso chi bombarda è l’Arabia Saudita con le armi comprate dagli USA.

A nessuno dei due viene in mente di dire: io comincio a rispettare i civili là dove bombardo io.

Intanto il ministro francese degli Esteri aveva tentato di proporre all’Onu una soluzione per la Siria, ma non propone soluzioni per lo Yemen perché anche la Francia ha ancora qualche aereo da caccia “Rafale” da vendere e l’Arabia Saudita compra tutto e paga in contanti.

L’Italia non propone niente perché è l’Italia.

E comunque siamo già troppo impegnati con il trecentoquarantesimo referendum di seguito che non passerà il quorum. Poi verrà Sanremo e poi sarà di nuovo il momento di pensare al programma per la prova-costume.

Intanto Obama è contento di andare in pensione perché in Siria anche lui ha scatenato un casino che non sa più come uscirne: proprio come il suo predecessore, George W Bush, ve lo ricordate quello lì?, aveva fatto prima di lui.

Tutto infatti iniziò quando nel 2003 gli USA dichiararono guerra all’Iraq senza sapere perché, cosa facevano e come ne sarebbero usciti. Dopo dieci anni di casino, di “parto, no, torno; finito, no, mi resta ancora una cosa; ritiro tutte le truppe, anzi no, ne invio dell’altre”, si accorsero finalmente che al posto di un dittatore sunnita facilmente corruttibile c’erano un governo sciita totalmente incapace anche solo di governare il traffico a un incrocio di Baghdad e un’organizzazione terrorista più pericolosa di tutte quelle mai conosciute prima.

Shit!”, disse Obama a Michelle una sera mentre guardavano House of Cards, “mi ha appena telefonato l’Arabia Saudita dicendo: ‘Pirla, hai regalato l’Iraq agli sciiti, e ora? Vogliamo una compensazione’. Capisci Michelle? Gli devo regalare un paese in Medioriente, che faccio? Dove sono le bambine? Sasha? Malia? Venite, papà ha bisogno di un consiglio”.

E così Barack Obama (ma si dice che il piano originale fosse di sua figlia Sasha) si mise in testa di far passare la Siria dagli sciiti ai sunniti per compensare le bischerate del suo predecessore in Iraq. Per quello inizialmente mandò armi sottobanco ai ribelli siriani, e quando si rese conto che non bastava, mandò armi e soldi anche a Isis (avete letto bene), perché con Isis possiamo fare i conti dopo: sarà sempre più facile che farli con l’asse Iran-Russia.

Purtroppo nel frattempo a casa sua Putin, a torso nudo su un cavallo a dondolo, stava pensando: “Da, da!!! Che coglioni gli americani! Si sono fregati da soli. Col cavolo che ora gli lascio prendere la Siria. A me l’asse Russia-Iran non fa paura perché io ne sono a capo, muuahahahahahah!!!!”

E così Putin chiamò un suo luogotenente che teneva ancora il busto di Lenin in camera e lo spolverava tutte le sere, e gli disse:

“Piuttosto che consegnare la Siria all’opposizione, la trasformiamo in Pompei, capito?”

“Compagno Putin, che minchia è Pompei?”

“Smettila di chiamarmi compagno, te l’ho detto che poi ti scappa anche in pubblico! E lascia perdere Pompei. Il concetto è: o vince Assad, o non ci deve restare più un siriano vivo. Chiaro?”

“Ah sì, questo lo so fare.”

“Bene. Allora inizia!”

In quel mentre l’Italia tiene il fiato sospeso perché c’è un nuovo delitto in provincia e tutti hanno notato che lo zio della vittima ha proprio la faccia del serial killer.

Intanto, a Obama, Isis gli è un po’ scappata di mano, anche perché non ha preso in considerazione che vicino alla Siria c’è la Turchia, ed Erdogan piuttosto che vedere quei curdi rialzare la testa è disposto a mettersi il burqa pure lui. E quindi, monellaccio di un presidente, una mano ai barbuti gliela dà pure lui. Si tratta di una win-win situation, gli ha spiegato il suo stratega: più Isis fa scoppiare le bombe a Istanbul, più la gente ha bisogno di Erdogan per proteggerla. Quindi ogni volta che i curdi stanno per riconquistare una città da Isis, Erdogan gli fa uno sgambetto, il birichino.

Morale della favola, Isis comincia ad avere troppi sostenitori, anche perché nel frattempo in Europa c’è bisogno di luce e riscaldamento e la gente non si chiede mica troppo da dove viene il petrolio che usiamo, quando prendiamo l’auto per andare a fare gli ultimi acquisti in centro e piove a dirotto. Ascoltate un pirla: i pozzi di petrolio in Isis-land non hanno mai smesso di pompare e a Raqqa e Mosul per consumare poco carburante invece della sedia elettrica ammazzano la gente buttandola giù dai palazzi.

In tutto ciò, la Corea del Nord per non saper né leggere né scrivere butta un missile da qualche parte che male non fa; l’ex sindaco di Londra ha affondato l’Unione Europea solo per vincere una scommessa fatta mentre era ubriaco marcio e travestito da Dominatrix; un coltivatore diretto belga (anzi vallone) fa cadere il governo canadese e le Filippine dichiarano la propria separazione dagli Stati Uniti: milioni di collaboratrici domestiche pronte al rimpatrio, l’igiene del mondo è a rischio.

Comunque non temete, perché in America presto ci sarà un nuovo presidente: o Gengis Khan o Lucrezia Borgia. Quindi tutto a posto.

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