NELLA TRIBU’

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Non sempre ai concerti rock di Parigi si incontrano terroristi assetati di sangue. A volte si incontra gente tipo G.

Chi è G.?

G. è una donna francese a occhio e croce sui 65, veste in modo semplice ma curato, porta i capelli biondo cenere lunghetti fino a sfiorare le spalle, si trucca un filo sopra le righe e attacca bottone con tutti.

G. fa parte della tribù dei concerti rock. Quella tribù che mi è diventata assai familiare da quando, arrivata la mezza età , ho cominciato (logicamente) ad andare ai concerti molto più spesso.

Non mi ricordo come abbiamo attaccato bottone; per me era il primo concerto dopo la strage di Parigi (non per colpa mia: hanno annullato qualcosa nei giorni successivi all’attentato). G. invece se ne era già fatti tre o quattro, nella settimana successiva.

“Io vado quasi tutte le sere”, dice. “Più o meno”.

E’ martedì sera, all’Alhambra, un piccolo locale per musica dal vivo nel 10mo arrondissement di Parigi, suonano i dEUS (si deve scrivere così, non è un errore… lo so, portate pazienza).

Parliamo un po’ dei dEUS, con G., del fatto che sono una band di Anversa.

“Sono fantastici”, dice. “Ti piacciono i Trigger Finger? Sono belgi anche loro, sono un mito.”

“Uhm, non li conosco bene”, dico.

“Ah ma devi! Segnateli. Sono un mito, sono in giro da un sacco. Se vuoi una cosa più recente, invece, ti consiglio i Bens”.

“Chi?”

“Sono una band di ragazzini, non li conosce ancora nessuno. Urlano un po’, fanno casino, a me piacciono da morire.”

Mi sento completamente umiliato da G., che coi suoi 65 anni mi sta dando lezioni di rock indipendente di periferia suonato da minorenni della provincia belga.

Mentre parliamo lei saluta con cenni della testa o della mano un sacco di gente. La tribù dei concerti.

“A proposito di Anversa, a me piacciono molto i Balthazar”, dico.

“Beh, già… i Balthazar… è roba più soft”, dice con aria un po’ schifata. “E gli Apocalyptica?”, rilancia, riaccendendosi.

“Ah, sì, il metal sinfonico!”, esulto, agguantando al volo l’occasione del riscatto. “Combinazione, domani sera vado a vedere i Nightwish a Bercy.”

“Ah, io domani sono all’Olympia”, dice G. “Se vai a Bercy arriva presto, ti faranno una miriade di controlli.”

G. aveva ragione. Posso dire che la sera dopo mi hanno palpeggiato ben quattro uomini diversi; ognuno più intimamente del precedente. L’ultimo, appena finito, si è acceso una sigaretta: gli piace fumare dopo il sesso.

Non resisto alla domanda che faccio ogni volta che chiacchiero con qualcuno a un concerto: “G., quale sono le tue sale preferite a Parigi?”

“Guarda – possiamo darci del tu, a proposito? ah, bene – Guarda, tutte quelle del 18mo: la Cigale, il Trianon, il Divan du Monde.”

VITTORIA! TRIONFO! Sono le sale dietro casa mia, letteralmente dai due ai cinque minuti a piedi dal portone del mio palazzo. Ci mettiamo a parlare di chi abbiamo visto alla Cigale, al Trianon e al Divan du Monde. Concordiamo immediatamente sul fatto che l’ultimo concerto dei Vaccines alla Cigale ci ha un po’ deluso, anche perché troppo corto.

“Per me, se suonano meno di due ore, non vale niente”, dice G. Che, ripeto, ha almeno 65 anni e va ai concerti rock quasi tutte le sere.

“Non tutti sono venuti stasera”, dirà più avanti il cantante Tom Barman, prendendo atto di un’evidenza. “Avete fatto bene voi, spero che chi non è venuto si sia sbagliato.”

Spero bene anch’io. Altrimenti, se non si sono sbagliati, noi stiamo tutti per morire, come dire.

“In effetti è strano che i dEUS non facciano il pieno”, dico.

Come cogliendo il mio filo di pensieri, G. si fa seria.

“Quella sera ero indecisa: Bataclan o Olympia. Alla fine sono andata all’Olympia. Alcuni amici miei invece hanno scelto il Bataclan. Non ne sono mai usciti.”

“Ah…”

“Lo vedi quello lì?”, dice G., indicando un tizio con una maglietta dei Sonics. “Lui era al Bataclan ma ce l’ha fatta. Ci siamo già rivisti a due o tre concerti. Dice che ancora non è facile ma non vuole assolutamente smettere. Sai la storia del risalire subito a cavallo.”

“Già.”

Non riesco più a dire altro che monosillabi.

Lasciamo parlare la musica.

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