DI COSA BISOGNA AVERE PAURA

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Uno splendido esemplare di squalo longimanus, chiamato così perché ha le pinne pettorali e la dorsale particolarmente lunghe (e con una spruzzata di bianco all’estremità).

Non si può sempre essere divertenti (come sarebbe “non lo sei mai”? zitti!). Oggi parliamo di una cosa serissima: i predatori di uomini.

Lo squalo che vedete nella foto… lo vedete? Ecco, è proprio come quelli che ho visto la settimana scorsa sott’acqua (più o meno alla distanza della foto) nel Mar Rosso. Perché ne parlo? Perché anche stavolta, tornando dalla scorpacciata di immersioni e parlandone con amici, mi sono trovato di fronte alla domanda:

“Ma gli squali non sono pericolosi?”

Allora ho deciso di rispondere pubblicamente, una volta per tutte.

Allora, sono pericolosi?

Il problema è che non lo so. Sappiamo così poco degli animali che, anche se da quindici anni gli squali li “frequento”, li conosco pochissimo. Quello che ho capito è che sono un po’ come i cani. Voglio dire, quando dici “cane” non hai detto niente: c’è il bassotto che ti tieni in salotto e c’è il pitbull addestrato per uccidere. Entrambi sono cani. Ma sono due animali molto diversi. E poi c’è il boxer, che è un tenerone e gioca coi bambini, ma se gli prende un colpo di sole e li azzanna, può fare loro molto male. C’è di tutto insomma.

Ecco, idem per gli squali. Ce n’è di ogni tipo; una buona parte inoffensivi per l’uomo. Un paio veramente pericolosi, da evitare a ogni costo. E una grossa maggioranza che in genere non sono pericolosi, perché fanno i buoni, ma, proprio come il boxer e il san bernardo, se decidono di farti male sono %@#&$ amari.

Quindi?

La fortuna dei sub è che gli squali che bazzicano i punti di immersione classici, cioè mari caldi e barriere coralline, sono in gran parte di quelli tranquilli o gestibili con cautela.

Poi molto dipende dalla situazione: ho capito, per esempio, che rischia più chi fa il bagno e nuota in superficie (scambiabile per un altro essere, per esempio foca o tartaruga) che chi fa immersioni sotto. Se consideriamo per esempio che lo squalo bianco, il più pericoloso di tutti, si trova nel Mediterraneo (acque fredde, sui 12-15 gradi) ma non in Mar Rosso (acqua sui 26-30 gradi), capite che si rischia più di incontrarlo facendo il bagno all’Elba che immergendosi a Marsa Alam.

Un’altra cosa, è che lo squalo è meglio non incontrarlo da solo; è estremamente improbabile che attacchi un gruppo di subacquei vicini fra loro. Al massimo, essendo un animale curioso, si avvicinerà per vedere questi strani esseri che non sanno nuotare (dal suo punto di vista) e fanno tante bolle.

La verità è che giochiamo con le probabilità. Ma del resto, lo facciamo anche ogni volta che attraversiamo la strada, che entriamo in un ascensore, che ci mettiamo al volante, che prendiamo un aereo, che maneggiamo un coltello. Ogni anno, mi dico, muoiono più persone colpite da un fulmine che attaccate da uno squalo. Pare sia vero. E le vittime di attacchi di squalo sono quasi esclusivamente bagnanti, non sub. Quindi continuo ad andare a vederli.

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MEDICI SENZ’ARMI.

Nella notte fra il 2 e il 3 ottobre, l’ospedale di Medici senza frontiere di Kunduz, Afghanistan, è stato bombardato da aerei militari americani che partecipavano a operazioni della NATO. Il bombardamento ha ucciso dodici dipendenti di MSF e dieci pazienti dell’ospedale, tra cui tre bambini. Decine di feriti, alcuni gravi, sono in cura in questo momento.

Abbiate pazienza se ultimamente sono stato un po’ noioso, con ‘ste foto del profilo Facebook sui fatti di Kunduz. Sono molto egocentrico, come tutti: basta che mi ammazzino dodici colleghi a sangue freddo e per una settimana non parlo d’altro. Smetterò, lo prometto. Anzi, per sdrammatizzare, vi propongo un gioco. Pronti? Giochiamo.

Chiudete gli occhi, e immaginate, per venti secondi (solo venti secondi della vostra vita, non costa niente!) di tornare da una bella vacanza e trovare decine di messaggi, il telefono impazzito, perché una delle sedi dell’azienda per cui lavorate (o del giornale, della televisione, dell’associazione culturale per cui lavorate) è stata bombardata dall’esercito americano, e che dodici dei vostri colleghi, non importa se li conoscevate di persona o no, sono stati uccisi.

Avanti, fatelo davvero: chiudete gli occhi e immaginatelo.

Fatto? Bene. Ora aggiungete questo: immaginate che quei colleghi ammazzati fossero persone che lavorano 18 ore al giorno per salvare le vite delle persone più sfigate della terra.

Fatto? Bene. Ora aggiungete questo: le persone che hanno bombardato i vostri colleghi avevano le coordinate GPS della vostra sede, ovvero: sapevano benissimo cosa stavano bombardando. Questo, a casa mia, si chiama: farlo apposta.

Immaginato anche questo? Bene. Andiamo avanti.

Immaginate, sempre come parte di questo gioco divertente, che il capo dei vostri colleghi sotto bombardamento, appena ha sentito la prima esplosione, ha immediatamente avvisato il suo responsabile a Kabul, il quale ha subito chiamato il comando NATO e quello delle forze afghane, dicendo qualcosa tipo:

“STATE BOMBARDANDO IL NOSTRO OSPEDALE!!! SMETTETE IMMEDIATAMENTE, CI SONO I NOSTRI DIPENDENTI E DECINE DI PAZIENTI CRISTO!!!”

E per buona misura, ha chiamato anche Washington, avvisando il Pentagono in tempo reale che i suoi caccia stavano bombardando il nostro sito.

E dopo queste telefonate, i bombardamenti sono andati avanti per un’altra ora.

Avete il vomito? Se avete il vomito, non vi preoccupate: vuol dire che siete umani.

Bene, ancora una cosa, l’ultima, prometto.

Immaginate di essere il nostro infermiere Lajos Zoltan, che è testimone oculare di quel che è successo, e che ha raccontato:

Nel reparto di terapia intensiva ho visto sei pazienti bruciare vivi nei loro letti“.

Ho voglia di ammazzare qualcuno mentre scrivo questa frase.

In terapia intensiva ci sono pazienti gravi, che non hanno capacità di muoversi. Quando hanno cominciato a sentire le esplosioni, hanno solo potuto aspettare di morire. Capito? Hanno solo potuto aspettare che tutto prendesse fuoco e morire nel proprio letto.

Gli Stati Uniti hanno cambiato la propria versione dei fatti quattro volte in quattro giorni.

Non lo dico io, lo dice la stampa anglosassone.

Ecco, finito il gioco.

Non vi dirò quello che penso, perché quel che penso sono bestialità e spropositi, cose che vi farebbero vergognare di essere miei amici, anche solo su Facebook.

Mi limiterò a dire l’evidenza. Che è questa:

Barack Obama, premio Nobel per la Pace, tu sei un figlio di puttana e un criminale di guerra. Ti auguro di crepare in fretta e marcire all’inferno.

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