PITBULL, ROBBIE WILLIAMS E I SERPENTI DI COURMAUEYR

Real Catorce Quemado

(segue… con ritardo)

«Il cammino inizia dopo il ponte!», dice il vecchio. E io ci credo.

Ma un momento. Rifacciamo mente locale: eravamo a Real de Catorce, villaggio fantasma, indios Huichol che si calano il peyote senza pietà, misticismo e vecchio west messicano. Remember?

Ebbene, siamo ancora qui: Real de Catorce, sempre lei. Ieri abbiamo esplorato il paese, oggi devo partire alla scoperta del deserto montuoso, quello della Leggenda. La mia destinazione: El Quemado (letteralmente: Il Bruciato), un picco dove gli indios Huichol mettono in scena i loro riti magici in onore delle divintà pre-ispaniche a cui sono devoti. Insomma dove si fanno il peyote. Non che abbia interesse nel peyote, voglio solo raggiungere questo posto leggendario in mezzo al nulla, che solo i più arditi viaggiatori hanno saputo trovare. È una di quelle destinazioni mitiche che poi incidi la tacca sul fucile.

«Ti aspetto sulla terrazza, a prendere il sole!», dice la Babs liquidando me e la mia avventura.

Umf. Cominciamo bene.

Ci sono due modi per raggiungere El Quemado: con una guida a piedi, o con una guida a cavallo; io scelgo il terzo, a piedi da solo. La distanza non è tanta (sono circa due ore di marcia, per la sola andata), ma il rischio di sbagliare strada e finire nel mezzo del nulla, in pieno deserto, è notevole.

«Chi ha bisogno di una guida?», mi dico; la guida è da sprovveduti. Io, figuriamoci! Faccio da me, sarà più divertente. E quindi parto, con questa vaga indicazione: «il cammino inizia dopo il ponte», data da un vecchio per strada. Che aveva l’aria di un pazzo.

La prima cosa che trovo dopo il ponte, uscendo da un villaggio, è un pitbull che mi ringhia contro. Libero, senza guinzaglio, collare né cancello che lo separa da me. Uhm. Forse andare a cavallo con la guida non era un’idea completamente idiota.

Per fortuna il pitbull è sul terrazzino di una casa abusiva, mezza costruita e mezza no. Potrebbe sempre saltare giù per attaccarmi, ma vorrebbe dire saltare più di due metri… dovrebbe essere pazzo per farlo, o avere la rabbia. Ecco, lo sapevo: un pitbull con la rabbia. Perfetto. Così se non mi sbrana, mi guarderà morire lentamente fra spasmi atroci con la bava alla bocca.

Ma il pitbull non salta, ringhia, abbaia e basta. Continuo.

Dopo una mezz’ora di marcia, ho lasciato Real de Catorce lontana alle mie spalle, nascosta dietro la costa della montagna. Marcio da solo, sempre avanti, nel vuoto. Finché improvvisamente: un bivio.

Ecco, lo sapevo che ho fatto la cazzata. E ora da che parte prendo? Morirò di sete nella Sierra Madre Orientale! Perché non ho preso la guida a cavallo?

Ma non posso mollare. A occhio, mi sembra che sia il caso di andare a destra (perché?).

Real de C deserto

Il sentiero è strettissimo, gli arbusti e i rovi mi mordono le caviglie mentre cammino. Potrebbe nascondersi di tutto, là in mezzo. Rovi, montagna, arbusti, cespugli…

Oddio!

I serpenti!!!

Ma sono pazzo? Ma chi me l’ha fatto fare? Rivedo, come se ce l’avessi di fronte in quel momento, quel serpente che ci ha attraversato la strada mentre arrivavamo in paese in auto, il giorno prima. Qui è pieno di serpenti! E io, coi pantaloni corti! Perché non ci ho pensato? Perché non ho preso la guida a cavallo? Perché sono così?

Lo sapevo che il Messico era pericoloso! I serpenti! Beh… anche sulle Alpi ci sono le vipere. Ma non fanno paura. Perché? Mmmhh… Devo far finta di essere in baita a Courmayeur… mica uno pensa alle vipere mentre mangia la fonduta savoiarda! Ma fa troppo caldo per essere in baita… sto sudando come un salame fuori dal frigo.

In quel momento, nitido e incontenibile, mi nasce in testa un pensiero:

«I’M LOVING ANGELS INSTEAD!»

Robbie Williams! Quando il gioco si fa duro, a me viene in testa Robbie Williams. Non posso farci niente! Non è questione di gusti: qualche canzone mi piacicchia, qualcuna no… ma è lui che decide, e prende possesso della mia mente quando sono nervoso.

«… AND THROUGH IT AAAAAALL, SHE OFFERS ME PROTEEEEECTION…»

Oh, Robbie! Lasciami in pace, ti prego. Sono solo nel deserto non so che strada prendere ci sono i pitbull con la rabbia i serpenti gli indios impasticcati e il sole che cuocerebbe un uovo sulla mia nuca…

«… A LOT OF LOVE AND AFFEEEECTION…»

Oddio, niente da fare. Angels di Robbie Williams mi rimbomba in testa senza pietà.

A un certo punto, vedo due cavalli.

«Belli cavalli!», dico, e cerco di avvicinarli lentamente, amichevolmente.

Ma prima che possa arrivare anche solo a una trentina di metri da loro… scappano. Cosa? Mai visto un cavallo allontanarsi così. Il cavallo addomesticato si lascia avvicinare… oddio! È il cavallo selvatico che non vuole gente intorno! Sono cavalli selvatici! Ma se sono cavalli selvatici… quanto è lontana la civiltà? Dove sono gli umani più vicini? Morirò di sete nel deserto, mangiato dai pitbull, avvelenato dai serpenti, calpestato dai cavalli selvatici? Perché non ho preso la guida?

Real Catorce cavalli

(selvatici!)

«… WHETHER I’M RIGHT OR WRONG…»

AAHHHHH!!!

Robbie mi sta ammazzando.

Tengo duro; vado avanti. Seguo un sentiero, ne incrocio altri dieci. Il bicchiere mezzo pieno dice che se ci sono sentieri, non posso essere lontano dal mio Simile.

Il bicchiere mezzo vuoto dice che con tutti ‘sti bivi, ho avuto almeno ottanta possibilità di sbagliare strada e perdermi nella Sierra.

Ma il mio orientamento istintivo, forgiato nelle gole del Pamir, nelle giungle del Botswana, nelle creste peruviane, mi spinge, mi sostiene. Proseguo, imperterrito, finché… oddio, possibile? Ma è… una vetta! bella, grande, alta di fronte a me! Più alta di tutte le altre, di tutto quello che c’è fino all’orizzonte! Potrebbe mai essere….?

In quel momento mi accorgo di due camminatori che vengono in direzione opposta… con una guida! Evvai! Affretto il passo, fino a che, alla base di quest’ultima vetta, li incrocio. Mi rivolgo alla guida:

«Mi scusi, buonuomo, mi saprebbe dire il nome di questa cima?»

«Questa? Ma è El Quemado!»

Vittoria! Trionfo! Giubilo!

«… I’M LOVING ANGELS INSTEAD!!!»

E bravo Robbie, canta pure! Io ce l’ho fatta!

Un ultimo, sfiancante sprint mi porta in cima; dove trovo, come da leggenda, il tempietto degli Huichol. È una casupola in pietra, aperta sul davanti, naturalmente piena di offerte votive e paccottiglia varia. Fuori, cerca sciolta sulle rocce, graffiti rupestri e corone di fiori. Degli Huichol, nessuna traccia. Bastardi…

Dall’altro lato della montagna, molto più in basso, piccola e lontana, la pianura. E la civiltà: si intravedono i campi, geometricamente disegnati.

Real Catorce Quemado3

(the other side of El Quemado)

Mi raccolgo qualche minuto sulla cima; ringrazio il Dio-Serpente e il Dio-Pitbull di essersi manifestati, in persona o nel pensiero, come segnali benauguranti lungo il mio cammino. Li rassicuro sul fatto che non è necessario manifestarsi oltre, va bene così.

Mi scappa la pipì, ma per rispetto degli Huichol e delle loro divinità, decido di resistere fino a quando non sono sceso dalla cima sacra.

«AND THROUGH IT AAAAAALL…»

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