NO, LA SALSA NO

SMA tortilleria

Come diamine fanno i latinoamericani ad ascoltare la musica latinoamericana? Perché si sottopongono a questa crudele tortura? Cosa spinge una persona a infliggersi la salsa o la cumbia? Misteri della vita.

Ma la salsa è ancora il meno. Almeno, uno la può ballare; e a patto di non saperla ballare e inventare tutto a caso, è molto divertente. Purtroppo invece, alla radio, la musica preferita del Messico è un supplizio di ballate sciroppose, di lenti struggimenti sentimentali su amori disgraziati che prevedono solo due varianti:

  • Lei lo riprende
  • Lei non lo riprende

A nulla serve cambiare canale, sul prossimo ci sarà un’altra lagna ancora più (fi)lamentosa.

“Bastaaaaa!!!” grida la Babsie a un certo punto.

La capisco. Mi tornano in mente quelle lunghe traversate in auto, ai tempi che furono, tipo Carmen-Veracruz: ore e ore in cui venivo obbligato a sorbirmi infinite permutazioni delle espressioni:

“Il mio cuore sanguina / il tuo sguardo mi ha trafitto / non ti ho dimenticato / chissà dove sei / da quando sei entrato(a) nella mia vita / ho capito troppo tardi / il destino ha voluto / chi altro ti amerà così? / ho pianto nel cuscino / ti aspetterò / so che tornerai…”

… con l’occasionale:

“sarà troppo tardi / lo hai voluto tu / la cicatrice resta, ma la ferita non sanguina più / sii felice ovunque tu sia”.

Finalmente arriviamo a San Miguel de Allende. Ora, per chi non la conosce, San Miguel de Allende è una piccola meraviglia infrattata fra le montagne, un paese che sembra dipinto da un artista da quanto è bellino.

SMA coloniale

Se fosse in una zona più turistica del Messico, tipo vicino ai Caraibi o costa pacifica, sarebbe fottuto, preso d’assalto dalle orde barbariche. In breve spunterebbero Irish pub dove i turisti bevono “chupitos” e centri di yoga gestiti da australiane fricchettone uguali a quella che avete trovato in Thailandia, India e mille altri posti. Ma siccome si trova nel centro del paese, tipo che la gente mi chiedeva “Ma cosa ci andate a fare? Cosa c’è da vedere? NON ANDATE AL MARE???”, San Miguel se la cava relativamente bene.

È solo stata presa in simpatia, purtroppo, dagli americani radical-chic, diversi dei quali ci vengono addirittura a svernare quando vanno in pensione. E nonostante appartengano alla fascia più cosmopolita e intellettualmente raffinata dei loro simili, non sfuggono all’agghiacciante divisa d’ordinanza: polo infilata dentro i bermuda (portati con la cintura), calzini bianchi di spugna e scarpe da tennis (un articolo, sarete d’accordo, che non dovrebbe mai essere visto fuori da un campo sportivo). Per l’occasione, al posto del cappellino da baseball si concedono cappelli di paglia a falda larga.

“Bello il cappello di paglia a falda larga! Ne voglio uno!” grida la Babsie.

AHHHHH! A onor del vero, oltre ai turisti o semi-residenti americani, lo portano anche molti uomini messicani di una certa età, quelli più tradizionali, più all’antica. Passi quindi il cappello di paglia.

SMA indios

A parte andare a zonzo, pranzare al mercato, bere la michelada (una birra bionda con aggiunta di sale, succo di limone e salsa Worcester, peperoncino facoltativo, scoperta sedici anni fa a Carmen, deliziosa!) sulla terrazza al tramonto, la sera andiamo in cerca di un bar per passare il dopo-cena insieme alla popolazione indigena.

Finiamo in un bar animatissimo, molto carino, pieno di studenti (o comunque di gente in età studentesca). Non ci rendiamo conto, entrando, che il locale risulta fornito di un temibile karaoke.

SMA karaoke

Sto sorseggiando tranquillo la mia 1800 Añejo, quando due ragazze salgono sul palco, prendono il microfono… parte la musica languida… tutto il locale esplode in un’unica voce:

“Da quando il tuo sguardo mi ha trafittooooo… il mio cuore non ha paceeeeee…. dimmi che un giorno torneraiiiiiiiiiii……………..”

AAAAAAHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!

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