OUVERTURE

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“Ma questa è una discoteca!” dice la Babs.

“Lo sapevo che rischiavamo, vatti a fidare di Airbnb, è una sòla!” dico io.

“Beh, in effetti pare che stasera ci sia una festa” dice Oscar, il nostro anfitrione messicano, che non ci ha sentito perché parlavamo sottovoce, ma ha letto i nostri sguardi.

“Uffa, la prossima volta in hotel” dice la Babs, sempre sottovoce.

Città del Messico, 25 luglio 2015. Più o meno le nove di sera.

Oscar l’abbiamo trovato su Airbnb. Dovevamo stare tre notti da lui. All’ultimo momento però gli è andata a fuoco la stanza (giura), così lui ci ha gentilmente trovato una sistemazione alternativa dalla sua vicina Lisa. Per scusarsi del cambiamento di programma è venuto perfino a prenderci all’aeroporto e ci ha portato a destinazione a spese sue. Ora siamo al primo piano di una palazzina nel quartiere di Polanco, appena fuori dalla porta d’ingresso di Lisa. La suddetta porta, che è fatta di quei vetri smerigliati semi-trasparenti, lascia filtrare dall’interno luci stroboscopiche di mille colori. Si sente musica rock.

Suoniamo il campanello. Lisa non sente, perché la musica è forte. Suoniamo ancora. Oscar bussa, con veemenza crescente. Finalmente la porta si apre.

Guardiamo dentro.

Nel piccolo appartamento: un gruppo di giovani messicani dell’età di Lisa (più o meno 22-25 anni) ride, scherza, beve, si diverte. In mezzo alla sala hanno montato una batteria; basso e chitarra sono appoggiati alla parete, che è tutta nera e piena di scritte e disegni a gesso.

“Ciao!” dice Lisa, “vi aspettavamo! Benvenuti… stiamo facendo una piccola festa… naturalmente siete invitati, volete una birra?”

Io e la Babs ci guardiamo e diciamo: “Siiiiiiii!”

“Te l’avevo detto che Airbnb è fantastico” dico io poco dopo, sorseggiando una Montejo ghiacciata.

“Fantastico!”, conferma la Babs sorseggiando la sua Corona, “molto meglio che andare in hotel!”

Abbiamo quindici-vent’anni più degli altri presenti, più di 12 ore di aereo sul groppone e per noi sono le cinque del mattino, ma ci stiamo divertendo come pazzi.

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“Ora giriamo il video della nuova canzone del mio ragazzo”, dice Lisa.

In quel momento appare David, un ragazzone con un bel giubbotto di pelle senza maniche ma in compenso con tante borchie, ben tatuato, con gli occhiali da sole e la barba incolta. Sarebbe una vera rockstar se solo avesse l’aspetto esangue e consunto invece che paffutto e bonaccione.

“Okay”, dice David, “ora suoneremo il pezzo in playback, voi fate un po’ casino… bevete, ballate… insomma… fate bordelloooo!”

Obbediamo. Tutti fanno bordello come possono.

Dopo tre riprese, David mette giù la chitarra, i suoi compagni di band lasciano i rispettivi strumenti.

“Adesso giriamo il video con alcuni di voi che suonano al posto nostro” dice David. “Poi mixeremo le immagini, sarà divertente.”

La canzone suona in playback altre due o tre volte, vari ragazzi imbracciano basso e chitarra o picchiano sul tamburo a caso.

“Ancora una volta… l’ultima.”

Non so chi mi ha spinto, sarà stata la Babsie come al solito. O forse lei ha detto, a voce sospettosamente alta, “tu sai suonare la chitarra!”, Lisa deve avere sentito e forse mi ha spinto lei… Fatto sta che mi ritrovo con la chitarra in mano. Non so il testo della canzone, il cavo dell’amplificazione non è nemmeno collegato, il mio mimo sul playback è pietoso, ma non ha nessuna importanza.

La nostra vacanza messicana è cominciata da tre ore e siamo a una festa con dei ragazzi di Città del Messico, io sto girando il video di un giovane gruppo rock in un appartamento di Polanco. I love it.

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