MEJ COJONS

navona

Quando i turisti stranieri vengono a Parigi e vogliono visitare il Louvre, possono contare sulla comodità di comprare i biglietti online. Quando un turista straniero (meglio ancora, italiano residente all’estero) va a Roma e vuole visitare la Cappella Sistina, è più comodo chiamare l’amico Lino, che dice: «Nun c’è probblema, c’ho un amico in Vaticano». E ti richiama un’ora dopo: «Tutto fatto, trovatevi a mezzoggiorno all’entrata dei Musei Vaticani. Ce penza lui.»

E puntualmente, l’amico («io sto così cor Papa»), ti fa entrare, saltando fila e acquisto del biglietto (con qualche timida protesta da parte nostra, non troppo convinta), ma non dimenticando di farti avere l’audioguida perché è importante.

Quando si fanno le cinque e ti accorgi che tra un’ala del museo e l’altra non sei ancora andato a dare un’occhiata a San Pietro, chiedi a un custode la via migliore per passare dai Musei alla Basilica.

«In teoria a quest’ora dovreste uscire a fare il giro intorno alle mura… però… vabbè, se passate dalla Cappella Sistina c’è l’accesso diretto, ma sta chiudendo…»

«…?»

«Mah, per me potete provacce… se non vi dice gnente il collega…»

Andiamo dal collega.

«Mah, io vi faccio anche passa’, poi dipende dal collega laggiù…»

Meanwhile, il collega laggiù…

«In teoria no… vabbè, ma fate veloce.»

Zing!

Non sai mai come comportarti quando sei un turista nel tuo paese, soprattutto se vivi all’estero; tornare in Italia dovrebbe coincidere con il ritrovare un mondo familiare, un ambiente in cui sguazzare come un pesce. E noi sguazziamo come pesci. In bicicletta. Su una lastra di ghiaccio… in pendenza.

Per esempio, andando al Testaccio arriviamo un po’ in ritardo… di venti, venticinque anni. Un po’ come andare nell’East End di Londra: uno va in un posto che non esiste più (quasi). Insomma non dico scoprire il rione popolare di una volta. Ma trovare anche lì i turisti americani con la Lonely Planet delusi perché nessuno li scippa, è un po’ troppo. Ormai anche le lavanderie a gettone del quartiere sono recensite su TripAdvisor. Due pallini soltanto: «Nel cross-booking non abbiamo trovato abbastanza cose in lingua tedesca.»

Però al Testaccio si mangia molto meglio che in centro e ti capita sempre di incappare nella situazione carina. Quel giorno stavo giusto pensando, a proposito del centro, che dopo un po’ ti stanchi della ruffianeria sfacciata dei bar e ristoranti che fanno di tutto per accalappiarti, degli artisti di strada che cercano in tutti i modi di essere simpatici, della grande messa in scena di questa romanità un po’ smandrappona, un filo troppo cinematografica – perfino la rozzezza di certi camerieri di Trastevere, dopo milioni di parodie sul grande schermo, è studiata ad arte per non deludere il turista.

Sarà la Sindrome di Stoccolma, mi dico, ma mi manca la maleducazione onesta dei camerieri parigini, l’arroganza sprezzante con cui ti guardano mentre prendono l’ordine, la loro ostentata maniera di ignorarti. Spocchiosi e arroganti, ma almeno veri! Sì, insultami in metrò!

Però i camerieri parigini non ti danno i loro biglietti dell’autobus quando le tabaccherie sono chiuse. Quelli del Testaccio sì. Quasi quasi, viva gli smandrapponi.

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A Piazza Trilussa invece troviamo la nostra Saint Michel, nel senso che siamo ugualmente fuori posto, noi vecchi, in mezzo agli studenti che bivaccano a tarda notte, guardando il fiume scorrere di fronte con la fontana alle spalle. E siamo ugualmente incapaci di andarcene.

Sussurrato:

«Vedi nessuno della nostra età?».

«No.»

«Potrebbero essere tutti nostri figli.»

«Tranquillamente.»

«Ci facciamo la figura dei babbioni.»

«Già.»

«Restiamo?»

«Certo.»

«Tieni il posto allora, vado a prendere un’altra birra.»

L’altra cosa che puoi fare a Roma e a Parigi è il Celebrity watch, solo che a Parigi non riesce mai. Invece a Roma ci riesce subito! Ovviamente a Roma puoi puntare soprattutto su attori (bello) e politici (meno bello). Nel Ghetto, a cena, ci va doppiamente di culo; infatti incappiamo in (1) un’attrice/regista, (2) del genere impegnato, da intenditori: di quelle attrici/registe impegnate che quando torni a Parigi lo racconti agli amici italiani con l’abbonamento al cinema d’essai del quartiere, e fai un figurone. E noi, signori, abbiamo visto…

Carla Bruni!

AARGHH… NO, SCUSATE! Volevo dire… Valeria Bruni Tedeschi!

Sua sorella! Ma noi non vogliamo ricordarla come la sorella di Carla Bruni! Anche se avere una sorella trash, moglie dell’ex/futuro presidente francese, aiuta parecchio, quando vuoi fare l’attrice/regista tutta impegnata da intenditori, e non sfamarti a Sofficini Findus tutta la vita.

Per tutta la sera, o meglio la cena, allungo il collo per vedere cosa mangia e beve, come chiacchiera e come fuma un’attrice/regista impegnata. Devo essere in posizione sfavorevole, perché non riesco a cogliere particolari che possano sottolinearne la bravura e l’impegno nella recitazione e nella regia. Forse invece è perché i fiori di zucca scottano e lei non riesce a mangiarli con nonchalance.

Babs mi fa: «Ha l’aria stralunata, persa, vero? Lei ha sempre l’aria stralunata e persa.»

Confermo: ha l’aria molto stralunata e persa. Non si ritrova mai, soprattutto al momento del conto. Artisti!

Amici romani e conoscitori di Roma, abbiate pazienza con noi ignoranti forestieri. Lasciatemi dire come la penso, in estrema sintesi, prendendo a prestito le parole di chi se ne intende:

«Roma è uno zucchero » (copyright Romanonews).

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Una risposta a MEJ COJONS

  1. Luca ha detto:

    Bravissimo Franz. Mi hai fatto ridere e riflettere contemporaneamente : bella impresa! Acuto e scanzonato: molto molto bello…..

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