MA COS’HANNO I GIAPPONESI CON LE FOTO?

DSC_0005

D-Day era troppo banale come titolo; e quindi non l’ho usato. Però, perdonate l’egocentrismo ombelicoidale, è così che ci sentiamo oggi. Mi sono fatto un paio di missioni con i miei dottorini senza confini, più qualche visita interessante, mi son fatto qualche esperienza di lavoro in precedenza, ma questa è speciale. E’ la tensione che cerca uno sfogo, quindi pazientate con il mio blaterare. Da quando due camion lunghi un chilometro sono arrivati mercoledì notte, pieni di roba spedita d’urgenza per via aerea da Bordeaux (quella dei vini), è come se fossimo qui, io e i miei colleghi, con un criceto che gironzola nello stomaco.

DSC_0108Normalmente, una giornata di elezioni è una giornata semi-festiva, di chiacchiere da bar e di maratone televisive per gli exit poll. Qui abbiamo frontiere chiuse (COSA? Ma gliel’hanno detto che noi di frontiere non ne abbiamo?!?), esercito per strada, coprifuoco, un elicottero che romba sopra la testa ogni dieci minuti. Incollati a telefoni, internet e costantemente in allerta all’ospedale. Avrò ricevuto e fatto cento telefonate da quando sono sveglio stamattina alle cinque, per fortuna quasi tutte inutili. Ma soprattutto, siamo senza yogurt, senza succo di frutta e tra poco senza pane da tostare, e i negozi sono tutti chiusi da due giorni. Tutto ermeticamente chiuso.

Stamattina sono andato anche a fare qualche foto al nostro ospedalino improvvisato. Ho detto alla gente, “scusate se vi sto tra i piedi, ignoratemi pure, cercherò di non disturbare”.

E loro: “No problem”. Sono troppo simpatici, han fatto di tutto per non far vedere al loro capo che stava rompendo le palle alla gente che lavora. Medici e infermieri sono andati avanti tranquilli con le loro cose, girandosi dall’altra parte quando imprecavano perché li stavo intralciando. E dopo qualche minuto, abituandosi alla mia dannosa presenza, hanno davvero cominciato a ignorarmi. Tutti.

Quasi tutti.

Tutti tranne una.

Naoe, l’infermiera di sala operatoria.

Naoe è giapponese.

DSC_0077

Per lei una fotografia non è mai una cosa da poco.

Ci ho messo un’ora a convincerla a non mettersi in posa con il pollice di Fonzie ogni volta che scattavo.

“Naoe, ti prego, non sei in Galleria Vittorio Emanuele a Milano!”

“Cosa?”

“Non sei al Colosseo!”

“Arrigatò!”

“Se, vabbè, arrigatò…”

“Fotoglafia è tuo hobbi?”

“Sì, mi piace molto.”

“Anche io piacele molto fotoglafia.”

“L’immaginavo.”

“Bene.”

“Ciao.”

“Ciao!”

“E basta con quel pollice!”

“Ah già, scusa.”

“Niente.”

Ops. Ecco. SMS: “Sparano a Mile 3”. A dopo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Nigeria e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...