CI SONO IN ITALIANO, UN INGLESE E UN NIGERIANO…

PENTITI ADESSO. IL SOLE SORGERA’ DOMANI, MA TU FORSE NO.

Usti. Il messaggio è chiaro, non c’è che dire. Me lo cucco ogni volta che vado verso la zona militare per incontrare qualche Tambur-maggiore: il cartello è enorme, farà cinque metri per sei o qualcosa del genere. Non posso fotografarlo perché è contro il nostro regolamento fare foto dalla macchina in movimento. Ma vi giuro che è lì.

Sarà una barzelletta? Probabilmente no, qui la religione la prendono molto sul serio. E poi, per quel che vedo, ai nigeriani piace un altro genere di barzelletta: quella very mucho trash. Sì, lo so, piace tanto anche a noi. Ma loro non la raccontano all’osteria. La pubblicano sui quotidiani, nell’angolo dell’umorismo. Oppure te le spediscono sul telefonino. Ebbene sì, il mio telefono nigeriano di lavoro ha una volontà autonoma e bastarda: si è abbonato da sé a una serie di servizi da cui è quasi impossibile dis-abbonarsi. Se spedisco un sms dicendo “NO”, ricevo in risposta: “Complimenti, ti sei abbonato alle previsioni del tempo sul Nord-Ovest della Nigeria!”

Se scrivo “STOP”, ricevo: “Complimenti, ti sei registrato alle notizie su Sciacalli, Talpe, Opossum e Panda!”

Se scrivo “FUCK YOU”, ricevo: “Complimenti! Vacci tu!”

Ogni tanto mi arriva il messaggio: “Il tuo ultimo collegamento ha consumato trecento KB e ti è costato cinquanta Naira”. Ma qualche collegamento, buon Dio? Io non mi son collegato a niente. Soprattutto verso le quattro del mattino, l’orario in cui di solito questi sms mi arrivano e mi svegliano di soprassalto.

L’unico servizio a cui sono riuscito a dis-abbonarmi sono le notizie relative al mondo della musica hip hop, ovviamente l’unico a cui potevo avere un interesse. Le altre cazzabubbole, e soprattutto le barzellette trash, continuano a funzionare benissimo.

Ma cominciamo da quelle del giornale.

Tre uomini entrano in un bar e il barista dice: “Se riuscite a stare nel mio magazzino per una giornata intera, vi servo birra gratis per sempre”. I primi due non ci resistono, perché nel magazzino c’è uno sciame di mosche gigantesco e imbizzarrito. Il terzo ci riesce senza problemi. “Come hai fatto?”, chiede ammirato il barista.

Come avrà fatto? Al quotidiano l’onere di illuminarci:

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Ovvio! Cosa attira le mosche? Però che modo elegante di dirlo.

Andiamo avanti.

Un signore entra in un bar con una scimmia. Mentre lui si accomoda per bere al bancone, la scimmia si scatena e comincia a rubare cibo dai piatti dei clienti, mangia qualunque cosa, fa un casino pazzesco. “Ma lo vede cosa fa la sua scimmia! Maledetta!”, grida il barista inviperito. “Eh eh; è una birbantella”, dice il cliente, “fa sempre così, mangia tutto quello che vede. Non si preoccupi, pagherò tutto”. Il giorno dopo, il cliente torna al bar con la solita scimmia. La scimmia salta sul bancone, trova delle ciliegie; se ne infila una nel didietro, poi la estrae e se la mangia… a quel punto il barista interviene…

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(the cue ball è la palla da biliardo).

OK, continuiamo.

Un tizio arriva al lavoro con due occhi neri. “Che è successo?”, chiede il capo. “Ero seduto dietro una signora grassa nell’autobus”, risponde il tizio; “quando ci siamo alzati per scendere, ho notato che il vestito le si era incastrato tra le chiappe, così l’ho liberato; lei si è girata e mi ha dato un pugno in un occhio”. Il capo dice: “Caspita! E l’altro occhio nero?”

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Capito? Il tizio pensava che la donna preferisse il vestito incastrato fra le chiappe e quindi ha provato a “rispingerglielo dentro”. AH AH AH.

Uhm, no eh? Continua a non far ridere, lo so. Neanche le altre se è per questo. Ma non avete ancora visto niente. Sto solo preparandovi per la grande barza finale. La crème de la crème. Siete pronti? Sono quelle che mi arrivano sul telefonino. Sono tutte sgrammaticate, a volte scritte in pigeon English, “inglese dei piccioni”, come chiamano l’inglese/creolo che si parla da queste parti. Ma si capiscono abbastanza bene; purtroppo.

“Dottore, dottore”, dice Akpos tutto spaventato (Akpos è come Pierino, è il protagonista fisso delle barzellette nigeriane), “dottore sono preoccupato… mia moglie non ha più le mestruazioni da quando è rimasta incinta….”

Siete pronti per il finale? Potete smettere di leggere adesso. Stop. Fermatevi qui. Basta.

No?

Volete andare avanti?

Va bene. Vi avevo avvertito. Lasciamo che sia il mio telefono a raccontarla.

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L’avete capita? Questa non la spiego. Grazie, Telecom della Nigeria! Chissà che luminari del Marketing, del Customer Service e della Creatività avete ai vostri servizi!

Poi ci sono le barzellette involontarie. O forse volontarie. La differenza non è chiara.

Tipo quest’articolo che spiega come l’atto di masturbarsi sia di solito una conseguenza dell’essere stati stuprati in età infantile da un familiare. Ovvio no?

MAST1

Oppure questa dettagliata spiegazione medico-scientifica dei pericoli legati all’atto inverecondo:

MAST2

Stranamente non parla della cecità.

La barzelletta più assurda di tutte, però, l’ho sentita ieri alla radio.

Era un talk show radiofonico su una stazione nazionale, alle undici di mattina, la cui puntata di ieri era dedicata al tema: “Un uomo ha il diritto di picchiare la propria donna se scopre che lei lo tradisce?”

Ahahah, proprio una tagliente satira sul tema doloroso (in ogni senso) della violenza nei confronti delle donne…

… solo che non era satira. Era un programma serio, con moderatrice (una donna!) e ospiti che difendono entrambe le posizioni.

Io ti amo Nigeria, ma un programma come questo non può esistere. No, non rispondere, non discutere. Un programma così non deve proprio esistere, fine.

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