L’AEREO(PORTO) PIU’ PAZZO DEL MONDO

lasagne(per una perfetta porzione di lasagne: spappolare la pasta come se la odiassimo, usare concentrato di pomodoro al posto del sugo, ignorare l’esistenza della besciamella e dei prodotti caseari in generale, aggiungere pezzi di tonno in scatola cotto fino alla siccità, annaffiare il tutto con olio sperando inutilmente di salvare il salvabile)

“Buongiorno e benvenuto a bordo! Il suo posto è accanto al finestr… MA QUESTO E’ IL VOLO PER LAGOS! LEI E’ SULL’AEREO SBAGLIATO!”

Voi vi chiederete come sia possibile, nel 2015, arrivare a bordo di un aereo che non è il tuo. Certamente ci ho messo del mio. Ma a mia discolpa, vostri onori, vi prego di tenere conto delle seguenti attenuanti:

1. Nell’aeroporto di Port Harcourt, città da 2,5 milioni di abitanti e centro nevralgico dell’industria petrolifera nigeriana, non esiste un tabellone. Né elettronico, né manuale, né una lavagna, né un volantino. Niente che indichi destinazioni e orari dei voli. Nemmeno uno solo, in un angolino nascosto. Nulla. I voli non sono indicati da nessuna parte.

2. Nell’aeroporto di Port Harcourt c’è un solo gate. L’unica scritta esistente al gate è: “GATE 1”. Come se ci fosse un 2. E non c’è, ancora una volta, alcuna scritta o indicazione che dica quale volo stanno imbarcando. Per sapere che volo imbarcano bisogna prestare attenzione agli annunci, fatti in un inglese che più che maccheronico direi essere lasagnesco, come le lasagne alla nigeriana di cui sopra. L’unica è buttarsi nella folla ogni volta che annunciano qualcosa, cercare di imbarcarsi a ogni costo, sperando che se non è il tuo volo, qualcuno ti fermi.

3. Nell’aeroporto di Port Harcourt non esistono “finger“, né bus-navetta: si esce a piedi dal terminal e si affronta un viaggio della speranza fra gli aerei parcheggiati, sperando di imbroccare quello giusto o di essere respinti se si tenta di salire su quello sbagliato.

4. Nell’aeroporto di Port Harcourt, tra il controllo ai raggi X e quando ho messo il piedino sull’aereo, quattro persone hanno controllato il mio biglietto. Le prime tre non hanno avuto nulla da ridire sul fatto che stessi andando a imbarcarmi per un volo che non era il mio.

5. Nell’aeroporto di Port Harcourt, nonostante sia passato dai raggi X senza far suonare la macchina, tre persone mi hanno perquisito: una ai raggi X (forse si annoiava), una nel momento in cui iniziavo a camminare sulla pista di decollo e l’ultima ai piedi dell’aereo. Le ultime due persone che mi hanno perquisito praticamente si vedevano fra di loro: fra l’una e l’altra non c’era che l’asfalto della pista assolata. Forse temevano che un mio complice travestito da facchino mi passasse di soppiatto un kalashnikov mignon.

6. Nell’aeroporto di Port Harcourt, quattro persone mi controllano il biglietto nello spazio di cinque minuti ma quanto a documenti, posso tranquillamente passare con una fotocopia del mio passaporto. Una fotocopia sbiadita, sudacciata e piegata in otto.

(ok, la 5 e la 6 non c’entrano molto con il fatto di sbagliare volo, ma sono carine e sono vere quindi volevo mettercele.)

Nell’aeroporto di Port Harcourt insomma, è non solo possibile, ma facile, arrivare a bordo prima che qualcuno ti dica: “ma questo non è il suo aereo”.

Torno quindi in sala d’imbarco, perché un’altra cosa che bisogna dire, dell’aeroporto di Port Harcourt, è che si può tranquillamente superare i controlli e poi tornare indietro, arrivare in pista e poi tornare nel terminal, non esistono percorsi fissi, il movimento è libero e uno può andare un po’ dove cacchio gli pare. Al mio fianco c’è il fedele Celestino, che sta viaggiando anche lui con me verso la capitale Abuja per partecipare a questa benedetta riunione.

“Celestino, mi sa che stavolta hanno annunciato il nostro”, dico poco dopo.

“No, no capo, questo era il volo della Dana Airlines. Noi siamo su Arik.”

“Celestino, mi sa che stavolta hanno davvero annunciato il nostro”, dico qualche minuto più tardi.

“No, no capo, questo era un altro volo per Lagos.”

“Celestino, mi sa che stavolta non ci sono proprio dubbi che è il nostro”, dico di nuovo dieci minuti dopo.

“No, no capo, questo era un arrivo, non una partenza.”

“Celestino?”

“Sì capo?”

“Siamo soli.”

“Come?”

“Non c’è nessun altro nella sala d’imbarco, Celestino. Sono partiti tutti.”

“…”

“Celestino, vado a vedere.”

“Ok capo.”

Torno poco dopo e lo trovo sempre lì.

“Celestino?”

“Sì capo?”

“Il nostro aereo è partito.”

“…”

“Mentre noi eravamo qui, davanti al gate, seduti ad aspettare la partenza, lui è partito.”

“Scusa capo.”

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Una risposta a L’AEREO(PORTO) PIU’ PAZZO DEL MONDO

  1. umbi ha detto:

    bravo! ho riso di gusto

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