IO & BUZZATI

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(“Un giorno, figliolo, tutto questo sarà tuo. E sarà pieno di feriti”.)

Sera tropicale, il team si rilassa sotto le pale del ventilatore. Sushi, il chirurgo, si accende all’improvviso, mi guarda e mi fa (testuale): “Do you like social dancing?”

Social dancing? Cosa intende per ballo “sociale”? Che altro genere di ballo potrebbe piacermi? Professionistico? Tribale? Il ballo del qua-qua? Ma prima che possa rispondere, lui prosegue (sempre testuale):

“Mi sembri una persona molto cool, adatta per il social dancing!

Devo dire che fin da subito, Sushi mi ha impressionato per le sue straordinarie capacità di giudizio e di osservazione. Mi mancherà, quando parte. Ma bisogna che parta in fretta; non ha niente da fare, poverino, e come ho già detto, un chirurgo non può resistere a lungo senza usare le mani. Ogni volta che lo vedo con un coltello, o anche un cucchiaio in mano, mi viene il panico. Sono stato a un passo dall’offrirgli di cucirmi insieme le dita dei piedi e poi separarle, anche per ringraziarlo del “cool”. Poi ho lasciato perdere.

Il fatto, dovrei precisare, è che la Nigeria ha rinviato le elezioni. Dovevano essere questo sabato e invece sono rimandate al 28 marzo. Sei settimane più tardi. Sei settimane dopo il previsto. Quarantadue giorni di Deserto dei Tartari per noi, in attesa di qualcosa (che cosa, poi?) che potrebbe capitare. O anche no. E io, come il Tenente Drogo (era Tenente?) che mi invento qualunque cosa per il morale della truppa. Scrutiamo l’orizzonte, aspettiamo il tamburo. Pronti ad aprire, ma chiusi. Inerti. Quest’attesa ci ammazzerà, se non ci pensa prima un proiettile vagante.

Uno dei modi in cui facciamo passare il tempo è ripassando la lezione. Il famoso mass casualty plan: ovvero, cosa fare in caso di afflusso massiccio di feriti gravi. Una delle chiavi per il successo di ogni mass casualty plan è la scriminatura dei pazienti. Avete presente? Tutti, passando per un Pronto Soccorso, abbiamo visto il famoso poster con i tre colori. Quante ore ci ho fatto passare, da quanti dolori ho cercato invano di distrarmi, con i poster dei tre colori nel Pronto Soccorso!

Codice Verde: caso non grave, né urgente. Trattamento semplice, quando ci sarà tempo; un po’ di osservazione e poi dimissione del paziente.

Codice Giallo: caso abbastanza grave, che però può aspettare un pochino. Trattamento più importante, non immediato ma da non ritardare troppo.

Codice Rosso: caso grave e urgente. Intervenire subito. Fermare emorragia, stabilizzare.

Quel che non ti scrivono, nei poster del Pronto Soccorso, è che esiste un altro codice. Il codice che i medici e gli infermieri conoscono bene, ma di cui non si parla coi pazienti.

Codice Nero: non si può salvare. Sedativo per il dolore, bende per fermare il sangue. Agevolare un decesso decoroso e indolore.

Fatto il ripasso, ci siamo lanciati nell’esercizio pratico. L’indovinello!

Foto di paziente con gamba piegata a 90 gradi lateralmente, a metà fra anca e ginocchio: frattura chiusa, polso 80, respirazione a 20, pressione 100/60. Codice giallo! Indovinato!

Foto di testa scuoiata e sanguinante, ma solo superficialmente; pressione regolare, polso 90, respirazione 25, pressione 130/90. Codice verde! Indovinato!

Foto di cervello che fuoriesce… codice nero! Indovinato!

Foto di foro di proiettile all’addome… codice rosso! Senza neanche conoscere i segnali vitali! Un proiettile dentro l’addome infatti non sai mai che danni ha fatto finché non apri. Rosso diretto, come l’entrata da dietro in scivolata o il fallo da ultimo uomo.

Nella vita non si finisce mai di imparare.

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