WELCOME BACK, NIGERIA

Nel mio team c’è un chirurgo giapponese di nome Sushi. Ogni volta che gli dici qualcosa, gli fai una domanda, lo saluti, gli dai una pacca sulla spalla o un gancio alla mascella, lui sorride e dice: “Sushi!”.

Cominciamo bene. Per fortuna che a un chirurgo, non devi spiegargli tutto. Insomma lo intuirà perché l’abbiamo preso nel team, quando lo metteremo di fronte a un tavolo operatorio con un tipo sbudellato sdraiato sopra. Spero. Lo saprò presto.

Ma non è Sushi la cosa più strana che ho trovato finora.

Ancora più strana è Susan, una ginecologa nigeriana che dopo tanti anni di espatrio e di progetti in giro per il mondo, è tornata a dar man forte in patria. La cosa strana di Susan è che sembra giocare con la propria identità. Quando l’ho incontrata all’aeroporto era vestita in modo occidentale, come una signora dignitosamente elegante, quale è. In auto si è messa a parlare della sua ultima missione in Afghanistan, di come fosse costretta a portare veli troppo coprenti per il caldo che faceva. “Sono ultra-ortodossi, laggiù, Gesummaria!”. Ma la sera a cena si è presentata, a sorpresa, col velo in testa! Non proprio un hijab, ma un leggerissimo foulard che le copriva i capelli e le spalle, altrimenti nude e peraltro visibilissime vista la trasparenza del velo stesso. La mattina per andare in ufficio era di nuovo con chioma fluente, abbigliata all’occidentale. La sera a cena di nuovo col velo, che tra l’altro impiccia non poco per mangiare. Chi sei, Susan? In cosa credi? In Dio, Allah o Dolce & Gabbana?

Mi ha raccontato che è originaria del nord-est, dello stato di Borno, “là dove Boko Haram sta facendo tutto il casino”, dice. Quando finisce la sua missione, prima di ripartire per gli USA (dove vive quando non è in giro con MSF) vuole prendere una settimana extra per andare proprio in Borno, a trovare la famiglia.

“Non hai paura?”, le chiedo.

“Sì”.

Ma neanche Susan è la cosa più strana che ho trovato finora in Nigeria.

Stamattina, nella jeep, seguivamo un’automobile che dietro, sul paraurti, aveva il seguente adesivo: “Mio figlio ha preso l’encomio nel College di San Cristoforo”. Ho tentato di tendere la mano al fortunato padre attraverso il finestrino, ma il nostro autista mi ha detto che è pericoloso sporgere il braccio, puoi fartelo mozzare. Allora gli ho fatto soltanto il pollice di Fonzie.

Ma neanche l’adesivo è la cosa più strana che ho trovato finora in Nigeria.

Per cena di stasera, la cuoca di casa ci ha preparato spaghetti; con contorno di riso.

Spaghetti. Con contorno di riso. Se pensate che sia divertente, provate a farvi spaghetti con contorno di riso domani sera.

Ecco, questa è la cosa più strana che ho trovato finora in Nigeria.

Considerando fra l’altro che gli spaghetti, e il riso, erano stati cucinati alle tre di pomeriggio, noi poveri salvatori del genere umano ci siamo guardati in faccia e siamo andati fuori a mangiare pescegatto alla griglia, accompagnato dall’immancabile birra locale “Star”.

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