AUGURIO A ME STESSO

Confesso due cose: la prima è di non avere seguito nei dettagli la storia delle due ragazze italiane rapite in Siria e da poco liberate. La seconda è di non capire bene il sarcasmo, quando non il veleno, che gronda su Facebook in merito a questa vicenda.

Si dice che i francesi siano dei grandi nazionalisti; ed è vero, perché se un lavoratore umanitario francese fosse stato liberato dai suoi rapitori in Siria, il paese sarebbe unanimemente in festa, orgoglioso di riportare a casa qualcuno che si è dedicato, a rischio della propria vita, a una causa del genere. Noi invece difendiamo l’Italia fino alla morte solo quando siamo criticati dall’estero; fuori dal confronto, lasciati a noi stessi, ci sputiamo in faccia con passione instancabile.

Mi dico che probabilmente quel che dà fastidio, nella storia delle due ragazze, è il fatto che il governo italiano possa avere pagato un riscatto coi soldi dei contribuenti. Probabilmente il costo di questo riscatto equivale a un centesimo di euro a testa, ma avete ragione a lamentarvi, è una questione di principio: perché devo pagare un centesimo di tasca mia per salvare una vita altrui? Giusto. Però mi chiedo perché lo stesso atteggiamento, moltiplicato per mille, non si veda nei confronti degli evasori fiscali, per colpa dei quali vengono a mancare dalle nostre tasche non centesimi, ma migliaia di euro ogni anno. O forse mi sono solo perso tutti i commenti su Facebook contro l’evasione fiscale.

Forse, mi dico ancora, il problema è che c’è confusione sul concetto di missione umanitaria: magari la gente pensa che le due ragazze fossero andate in Siria per manovrare dei lanciarazzi e bombardare Aleppo. Vorrei rassicurarvi: gli operatori umanitari vanno nelle zone di guerra per aiutare le vittime dei conflitti, non gli aggressori. In altre parole, le due ragazze stanno dalla nostra parte, non da quella dei cattivi (a meno che tu, lettore, non sia un terrorista: nel qual caso, non stavano dalla tua parte; ah, e a proposito, se sei un terrorista ti spiace togliermi dai tuoi amici di FB e smettere di leggere il mio blog? ricordati che io sono Charlie).

Esistono naturalmente persone disoneste in ogni mestiere; ci saranno senza dubbio delinquenti che si fanno passare per cooperanti per trovare il modo di superare confini e unirsi a jihadisti, milizie o eserciti aggressori in mille guerre. Ma allora è per questo fatto preciso che vanno criticati (anzi: perseguiti per legge), e non per il fatto di essere cooperanti. E in uno Stato di diritto, sarebbero gradite prove per poter fare un’affermazione del genere.

Mi viene ancora da pensare una cosa, ma questa è veramente la mia mente malata. Ovvero, che se invece di due ragazze chiamate Vanessa e Greta avessimo avuto Mario e Antonio, di quarant’anni, con un fisico robusto un po’ logorato dalla vita e la barba incolta di chi sa il fatto suo, i due cooperanti avrebbero avuto molto più rispetto. Voglio credere che non sia per misoginia, ma per l’età delle ragazze. Ecco, su questo vi devo dare ragione, a vent’anni non puoi sapere cosa stai andando a fare in Siria; e non per mancanza di coscienza (è noto, infatti, che dai diciotto in poi si rincoglionisce a vista d’occhio e quindi non c’è niente da guadagnare, a livello mentale); ma per mancanza di esperienza. A quell’età, semplicemente, non hai avuto abbastanza tempo per imparare quel che c’è da sapere prima di andare in Siria. Neanche se avessi passato ogni ora di veglia dal momento in cui impari a leggere a studiare il manuale delle Giovani Marmotte.

L’età, l’inesperienza e la leggerezza sono quindi delle colpe che possiamo rinfacciare a V&G, che sono costate un centesimo a testa agli italiani e – quel che è, scusate, peggio – che potevano costare loro la vita.

Il piccolo problema che ho con questa interpretazione è il seguente: che un certo genere di sarcasmo e di fastidio lo osservo ogni volta che un cooperante italiano viene rapito da qualche parte. Sì, direbbe Shakespeare, qui è l’ostacolo. Perché non tutti i sequestrati italiani avevano vent’anni e la faccia di Pollon Combinaguai. Mastrogiacomo, Giuliana Sgrena, boh, ora non voglio pensare a tutti i nomi… perché mi verrebbe da concludere che il vero problema sia un altro. E cioè che in fondo, quel che vogliamo veramente è lasciare quegli “stronzi” ad “ammazzarsi fra di loro”: la frase più comune, che purtroppo denota un’ignoranza di fondo. Cari amici, in Siria, in Repubblica Centrafricana, in Afghanistan o altrove non ci sono solo persone che “si ammazzano”, ci sono anche quelle che, semplicemente “vengono ammazzate”; che non partecipano a nessuna guerra, ma soltanto la subiscono; gente che vive a casa propria finché un giorno la casa sparisce con metà di quelli che ci stavano dentro. E per cui da quel momento inizia un inferno quotidiano e senza fine. Preoccuparsi per quella gente non è la stessa cosa che “stare dalla parte degli altri”. Mi piacerebbe insomma che una sana critica sul modo e i mezzi con cui due ragazze ingenue siano andate in Siria fosse tenuta separata dal “se vai in Siria, meriti di fare quella fine”.

Comunque sia, amici miei, nell’annunciarvi che sto per andare per un paio di mesi in Nigeria come “operatore umanitario”, vorrei ricordarvi che ho la barba incolta e più di quarant’anni. Manca il fisico robusto, ma non si può avere tutto; credetemi, mangio e bevo senza ritegno, non so dove finiscano tutte quelle calorie. Ma soprattutto, mi rassicura il fatto che alle spalle ho un’organizzazione gigantesca coi cosiddetti “controcoglioni”, che i suoi cooperanti rapiti (e ne abbiamo avuti) se li è sempre ripresi da sola, senza interventi di governi, ambasciate o forze speciali. Perché se dovessi affidarmi alla solidarietà dei miei connazionali, ammetto che mi sentirei molto ma molto più inquieto.

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