LE RAGIONI

MSB12585Parigi/Bruxelles/Roma, 17 settembre 2014 – L’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) conferma che un membro del proprio staff internazionale in Liberia ha contratto l’Ebola. L’operatrice umanitaria francese, attualmente in missione a Monrovia, è stata messa in isolamento martedì 16 settembre, avendo sviluppato la febbre. I test di laboratorio eseguiti lo stesso giorno hanno confermato che si tratta di Ebola. In linea con le procedure mediche di evacuazione di MSF, verrà presto trasferita in un centro di trattamento specializzato in Francia. 

Non sedicenti salvatori del mondo, non pittoreschi nostalgici del peace & love, non aspiranti rivoluzionari, non terzomondisti coi sensi di colpa, non avventurieri in cerca di sensazioni forti.

«Quelli che lavorano nel campo umanitario non sono altro che persone che hanno deciso, per un tempo determinato e per ragioni che sanno loro, di unirsi a una causa e dedicarvisi. Il resto, sono solo fantasmi e congetture».

Così scriveva tempo fa un nostro collega, mio e tuo, in un articolo a firma anonima apparso sul periodico francese Nouvel Observateur. E su questo, sono sicuro che siamo d’accordo entrambi. Poi aggiungeva, il nostro anonimo collega (non senza un pizzico di compiacimento, probabilmente): «E’ impossibile capire il mondo dell’umanitario senza aver fatto l’umanitario». Questo non so se sia vero. Anche se è verosimile. Io ho vissuto almeno tre fasi ben distinte nel corso del mio rapporto con questo mondo. L’avvicinamento: quando ho cominciato a interessarmene, guardandolo da fuori; e allora lo vedevo in un modo che, ho capito dopo, non c’entrava niente. Poi il primo impatto, i primi mesi in cui ne ho fatto parte: segnati com’era logico da reazioni emotive forti, sia positive che negative; anche quella seconda fase, col tempo, si è sgonfiata ed è stata smussata dall’allargarsi della prospettiva che ora, dopo due anni e mezzo, comincio ad acquisire. La terza fase è quella attuale, quella in cui sono arrivato a superare le barriere fortissime dei miei pre-giudizi (positivi e negativi) per dirmi finalmente che «Quelli che lavorano nel campo umanitario non sono altro che persone che hanno deciso, per un tempo determinato e per ragioni che sanno loro, di unirsi a una causa e dedicarvisi. Il resto, sono solo fantasmi e congetture».

C’è un’idea importante in questa frase che non è necessariamente chiara di primo acchito, che va resa più esplicita: quelle «ragioni che sanno loro», potrebbero sembrare ragioni collettive, le “ragioni universali” di noi che facciamo l’umanitario. Invece no, non esistono ragioni universali. Non più di quanto esistano ragioni universali per fare qualsiasi altra cosa. Ognuno ha le sue. Io, tu e gli altri milioni di persone che lo fanno… ognuno ha le sue. Io ho le mie, tu hai le tue.

Tieni duro.

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