IL PADRE DEL MASCHIO ALFA

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Sidemen non si pronuncia all’inglese (sàid-men, tipo « comprimari ») ; ma all’indonesiana, ovvero più o meno come si legge. Ecco perché, lasciata la spiritualità politicamente corretta della serie Barbie & Ken fanno yoga di Ubud per rimetterci in sella al nostro motorino, ci vogliono una due tre quattro cinque sei sette settimane, come il piccolo fottutissimo naviglio, a ottenere le indicazioni per arrivare a questo piccolo, idilliaco villaggio. Né trash come Kuta, né trendy come Ubud, soprattutto molto, molto più piccolo, Sidemen è il posto ideale dove fermarsi qualche giorno con lo scopo di non fare assolutamente niente.

Un niente relativo : non è che ci sia bisogno delle parole crociate. Basta prendere una strada a caso, a piedi o in motorino, perdersi in mezzo all’acqua e al verde delle risaie e tornare qualche ora dopo, orientandosi in base alla posizione del vulcano sacro, il Gunung Agung, che coi suoi tremila e rotti metri perfettamente conici ti segue dappertutto. Sidemen è tutto quello che voglio dalla vita! Se solo ci fosse un negozio di vinili rari, in cui trovare la mitica ristampa spagnola di Metallic KO di Iggy & The Stooges.

A Sidemen non troviamo Iggy, ma una famiglia di simpatici balinesi con cui fare conoscenza. Il vecchio patriarca e suo figlio, il nuovo maschio alfa, hanno da poco costruito una villetta tutta rosa da affittare ai turisti : col suo portico e il suo letto a baldacchino, se ne sta beata e tranquilla in mezzo a un bananeto, un po’ distante dalla strada. Una piccola meraviglia, perfino le zanzare ti salutano prima di pungere. Non sono menzionati nella Lonely Planet (per citare le parole immortali di Richard, protagonista di The Beach : « Lonely ? Lonely ?? what’s so fucking lonely about this planet ?!? »), non sono recensiti su Tripadvisor né su Booking.com, insomma, sono fuori dalla rete, fuori dalle guide, fuori da tutto ; e quindi affittano il loro piccolo shangri-là a un prezzo che non è neanche un terzo di quello dei posti più blasonati e fighetti, raccomandati dalla famigerata LP (faccio lo snob ma ce l’avevo anch’io).

L’inghippo è che insieme alla villetta, abbiamo preso senza saperlo il pacchetto con tutta la famiglia.

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 (Il nostro splendido villino rosa – la famiglia ancora non era emersa come parte del pacchetto)

FIn dalla prima mattina, la famiglia ci adotta (o forse noi adottiamo loro): il vecchio saggio, piccolo, col pizzetto e i capelli bianchi (presente « Dai-la-cera-togli-la-cera », il maestro di Daniel-san in Karate Kid ?) si presenta sulla soglia del nostro portico con il vassoio della colazione. Dispone con cura liturgica i piattini sul tavolino, sorridendo tutto il tempo, e si piazza appena fuori dal portico, osservandoci, attento. Io sorrido, e lui resta lì. Faccio un cenno con la testa, e lui resta lì. Aspetto. Resta lì.

Ora, io non vorrei mangiare sotto osservazione, capite. Quindi prendo tempo, risistemo il tovagliolo, chiedo alla Babs se ha dormito bene, che ore sono, che giorno è, chi era la sua cantante preferita alle scuole medie, mi giro… e lui è ancora lì. Anzi, vedendo che esito, interviene: viene al tavolino, con mille attenzioni prende la ciotola con il cocco grattugiato e ne sparge abilmente le scaglie sul pancake fatto in casa, poi versa il miele sulle scaglie di cocco. E mi guarda, come a incoraggiarmi. Non se ne va.

Solo allora capisco che il vecchio saggio non sta facendo altro che essere ospitale secondo la sua cultura : vuole assistere alla nostra reazione quando inizieremo a mangiare, per essere sicuro che tutto sia di nostro gradimento. Allora io e la Babs ci scambiamo un cenno d’intesa con i lobi delle orecchie, prendiamo un boccone abbondante e iniziamo a masticare ostentatamente, e spalancando gli occhi e roteando la testa emettiamo un « mmmmhhhh !!! » profondo come il barrito di un mammouth; il maestro Miyagi finalmente si distende, saluta, acchiappa una mosca con le bacchette del ristorante cinese, si gira e riparte verso casa sua (che sta poco più avanti).

Un giorno viene anche suo figlio, il maschio alfa, il procacciatore di cibo, e ci invita a cena da loro per la sera (un modo per procacciare il cibo anche questo?). Ormai, a dispetto del fatto che loro quasi non parlino una parola d’inglese, siamo in rapporti di viva cordialità. E non vedendo l’ora di conoscere il resto della famiglia, accettiamo contenti.

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(il nostro Miyagi è meno minaccioso)

La sera, vecchio e figlio ci accolgono in una casa semplice ma bellissima, tipico stile balinese ; una simpatica ammucchiata di tanti piccoli casotti intorno a una specie di cortile di forma irregolare con un po’ di verde. Le casupole a un occhio profano come il mio potrebbero sembrare templi : basse, squadrate, tetto a pagoda, portico elevato su una pietra lucida e perfettamente liscia. E invece sono case. Ed è qui che ceniamo, sotto il portico, seduti nella posizione del loto (anche nota come “spaccarotule”) sopra una coperta distesa sulla pietra lucida. « Non abbiamo abbastanza sedie per sederci al tavolo », ci spiegano. Anche se poi a cenare siamo solo in tre, io, Babs e il maschio alfa: sua moglie e i figli ci vengono presentati al nostro arrivo e prontamente spariscono, dopo averci servito un’ampia distesa di piattini e scodellini pieni di cibo di ogni genere. Il vecchio saggio invece si piazza in un angolo da cui gode di una buona prospettiva per studiarci all’opera.

L’atmosfera è un po’ strana perché il maschio alfa non dice una parola. A un certo punto, durante la cena, dall’angolo arriva una voce.

« Mister ! Mister ! »

E’ il vecchio saggio che interviene !

« Ehm, dica, dica… »

« Mister ! Piacere riso saltato ? »

« Molto, grazie ».

Passa un minuto.

« Mister, mister ! »

« Sì ? »

« Piacere lenticchie con spezia ? »

« Molto, molto grazie ! »

Passa un minuto.

« Mister, mister ! »

« Sì ? »

« Piacere ceci peperoncino ? »

« Certo ! Piacere tutto, tutto grazie ! Tutto buonissimo ! »

Il che tra l’altro è vero.

A partire da quel momento, il vecchio saggio prende l’abitudine di presentarsi alla nostra villetta, restando però sempre coi piedi fuori dal portico ; e passa facilmente dalla fase passivo-osservatrice a quella attivo-parlante : ovvero ci attacca ogni volta un bottone pazzesco. Siamo stregati, come Daniel-san ci butteremmo fra le braccia stritolanti dei lottatori del Kobra Kai per lui.

Ma in fondo, che abbiamo da fare di meglio ?

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