NELLA BOLLA

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Bali la si può vivere in due modi. Non si scappa, non ce ne sono diecimila.

Allora, modo numero uno : il classico. Il modo classico, nonché quello facile, è rannicchiarsi nel confort ovattato della bolla « Mangia Prega Ama » : avete presente ? ma sì, il libro di Elizabeth Gilbert ? o il film con Julia Roberts ? Insomma, trattasi di prendere il coraggio a due mani e buttarsi nella rischiosa avventura di farsi coccolare in bungalow di lusso, fra aromaterapia e trattamenti olistici, esplorare coraggiosamente boutique di stilisti balinesi che si trovano anche (ma a prezzi diversi) nei negozi più hip dell’East Village a Manhattan, arrischiarsi a mangiare in ristoranti raffinati di modern balinese fusion, fare incontri imprevisti con camerieri e inservienti con cui scambiare sorrisi fino allo stiramento muscolare facciale ; e poi perdersi in mezzo a una fauna esotica, tipo famiglie francesi con sette bambini, donne australiane sole che hanno l’aria di aver saltato la fase « mangia » e quella « prega » per venire direttamente alla ricerca della fase « ama », o almeno « petting spinto con sentimento ».

E parliamoci chiaro : è un modo di vivere Bali che paga, altroché se paga. Perché Bali è una piccola contrada dell’edonismo, un reame dell’autocompiacimento istituzionalizzato, un castello di Willy Wonka per adulti, un dispensatore di esotismo avvolto nella dolcezza. E’ tipo Disneyland, se però Topolino e Biancaneve fossero davvero esistiti e avessero deciso di mettere su un parco dei divertimenti solo una volta constatato che milioni di persone andavano ogni anno a osservarli da vicino. Mica scemi !

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Ma dopo un po’ di viene voglia di vivere l’isola in un altro modo, uscire dalla bolla, vedere la Bali « autentica » – mannaggia a noi ! Maledetto sia questo bisogno di autenticità, crudele condanna, capestro esistenziale del viaggiatore europeo ! Perché non possiamo goderci un luna park tipo Cancùn come qualunque americano o cinese ? Che poi, sia detto senza snobismi : Cancùn è uno dei tre posti migliori al mondo per passare una serata (se il nobile scopo è divertirsi come se non ci fosse un domani). Ah, ma non è da noi.

Dunque : il vero, l’autentico.

L’avventura.

Okay, andiamo in cerca dell’autentico. Prendiamo un bus collettivo e litighiamo due ore con l’autista perché ci vuol far pagare 40mila rupie quando il prezzo (teoricamente fisso) è cinquemila. Invece di cento dollari a notte per dormire, paghiamone dieci, per il privilegio di avere un secchio invece della doccia e trovare lo scarafaggio… il quale, anziché fare schifo, rassicura : ah, finalmente lo scarafaggio ! è arrivata l’avventura, oh yeah !

Ma andiamo per ordine : prima c’è stata la bolla.

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