SAPORE DI MARE – UN ANNO DOPO

Haiti

« … ma è un ratto domestico ».

« Come domestico ? »

« Di casa ».

« Ah ecco. Cioè, se girasse un leone per casa, sarebbe un leone domestico ».

« Eh, tipo. Comunque voglio dire che è pulito ».

« Perché, gli hai guardato sotto le unghie? »

« No, ma si vede ».

« Ma allora è un topolino, non un ratto ».

« No, è un ratto… una bella bestia. Una pantegana. Ma pulito ».

« Domestico ».

« Ecco ».

Non tutto è rimasto uguale ad Haiti, in due anni. Anzi, questo ratto domestico ai tempi non c’era. Oddio, mi sento vecchio. I topi crescono, e noi invecchiamo.

Un’altra cosa che non c’era, all’epoca, era la dengue chikungunya. Di cosa si tratta? Di una particolare versione della dengue, una febbre emorragica che si prende dal morso di zanzara. Tipo malaria, ma peggio: non c’è neanche una profilassi preventiva, tra l’altro. Ebbene, dovete sapere che in questo momento c’è un’epidemia di chikungunya proprio qui, nel sud-ovest di Haiti: ci sono 5mila casi a settimana e diversi nostri dipendenti haitiani sono stati colpiti. Quando dico diversi, intendo decine. Gira la voce a Parigi che anche un expatriate l’abbia presa.

« Sì, ma tu copriti bene e metti il repellente, e andrà tutto bene », mi hanno detto a Parigi prima di partire. Uhm, ok, ho detto. Appena arrivato qui a Port-au-Prince, naturalmente ho chiesto ai miei colleghi sul posto notizie più attendibili…

« Sì, l’abbiamo fatta praticamente tutti », mi dice un collega francese.

« Eh??? »

« Sì… ma niente, ti fai qualche giorno a letto con nausea e coliche, vorresti morire, poi passa ».

« Ma porca mignotta me lo dici così? Ma io tra una settimana devo riprendere l’aereo, devo andare in un sacco di posti! »

« Copriti bene e metti il repellente allora ».

Ovviamente, il repellente lo metto, lo mettiamo tutti, va via come la Cola-Cola, ed è sempre lo stesso: quello che si usa anche per scioglierci dentro i figli dei pentiti mafiosi. Ma coprirsi, con i quaranta gradi bagnati di Port-au-Prince, è impossibile. Mi han già punto dappertutto. Speriamo che fossero zanzare anofele, quelle della malaria.

Haiti2

Ultima cosa, che è cambiata: stanno rifacendo le strade. Ce ne sono perfino in asfalto! La particolarità è che l’asfalto è in effetti una striscia sottile, dove una macchina passa appena in larghezza; da entrambi i lati, un salto di mezzo metro verso lo sterrato, che era il tracciato della vecchia strada e ora sembra il letto di un fiume in secca. Bisogna andare pianissimo, perché bastano dieci centimetri di troppo a destra o a sinistra e la ruota esce di strada e la macchina si pianta.

Poi, la striscia d’asfalto a un certo punto finisce, i lavori sono stati piantati lì e la strada non è più percorribile, quindi devi inventarti un modo di scendere dalla famosa striscia e improvvisare un’altra strada, esplorando sterrate strettissime che partono in tutte le direzioni… e vanno, vanno… senza arrivare da nessuna parte. Come ‘sto paese.

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