ULTIMO RICORDO DI UN ANNO CHE NON E’ PIU’

DSC_0262 - Versione 2

Gerusalemme, 31 dicembre 2013.

Colazione in un hotel di Gerusalemme Est. Al tavolo a fianco, una famiglia di tre persone parla in spagnolo.

A un certo punto devono avere captato qualche parola dal nostro tavolo e capito che siamo italiani, perché il padre, un vecchio patriarca coi capelli bianchi, comincia a infilare nella conversazione parole in italiano. Poi intere frasi.

Noi continuiamo a farci gli affari nostri, senza notarlo: allora lui spara sempre più frasi in italiano, alza la voce. Noi continuiamo a ignorarli, non apposta ma semplicemente perché non ci passa per la testa di dover attaccare bottone con loro. La voce del vecchio ormai rimbomba nella sala da pranzo quasi deserta. “PARLA PIANO, me dice mi abuelo, PERCHE’ NON CAPISCO!!!”

E noi sempre a farci gli affari nostri. Ma loro sono ossi duri. Non si arrendono. Quando finiscono la colazione e si alzano, si avvicinano al nostro tavolo.

“Viva l’Italia! Berlusconi è nei nostri cuori!”

Oh merda, ci risiamo.

“Siete italiani vero? Noi viviamo in Spagna, a Barcellona, siamo argentini, amiamo l’Italia!”

Ok, ok, grazie.

“Siamo un po’ parenti, argentini e italiani!”

Certo, niente da dire.

“Amiamo l’Italia! Ma viviamo in Spagna”.

Sì, sì, ho capito. Ora sappiamo tutto quel che ci serve.

“A Barcellona”, dico, “in Catalogna”.

“Catalogna è Spagna!”, dice il padre. “E’ un solo paese! Questi catalani, credono di essere diversi? Ma cosa hanno scritto sul passaporto? Catalogna? No! Hanno scritto Spagna!”

Sì, sì, scusi.

“Il problema”, continua, “è che i governi spagnoli si stanno rammollendo, lasciano correre tutto… è tutta colpa di Zapatero….”

A un certo punto, il figlio, un ragazzone che fisicamente avrà una trentina d’anni ma ha lo sguardo e l’atteggiamento fisico di un dodicenne, fino a quel momento immobile in estatica ammirazione, si illumina, si sveglia quasi, e grida:

“Mozzarella!!!”

Così, giuro. Gridato a pieni polmoni. Di punto in bianco. Non “buona”, “mi piace”, o qualche altra considerazione. Solo “Mozzarella!”, senza introduzioni né commenti.

Uhm, sì, ce l’abbiamo. Vero. La mozzarella.

“… Zapatero, è un mollaccione”, continua il padre; “prendete l’esercito israeliano, quelli sì che fanno sul serio…”

Ah, non c’è dubbio che fanno sul serio.

“Pizza!”, grida il ragazzo nel vuoto.

Ehm, certo, abbiamo anche la pizza. Non ci piove.

“… e mi chiedo se alla fine, non ci manchi un esercito come quello, un leader serio. Parliamoci chiaro, uno come Franco…”

“Carmen Russo!”

Oddio, no. Carmen Russo no. Dai, era meglio la mozzarella.

“… Franco era uno che non avrebbe mai permesso questa storiaccia della Catalogna… allora c’era un orgoglio nazionale, c’era un popolo serio…”

“Danny De Vito!”

Ehm, no, Danny De Vito no. Okay, ha un cognome italiano, ma….

“Robert de Niro!”

No, dai, non è possibile. Non tutto il mondo è italiano.

“… e forse allora ci dobbiamo chiedere se sia meglio questa libertà, senza orgoglio e senza patria, piuttosto che un minimo di amor patrio e di fierezza nazionale, anche se significa rinunciare a certe libertà…”

“Raffalla Carrà!!!”

Dio come mi piace viaggiare.

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