WE ARE THE SWINE

20131111_213952Ok, sono passate due settimane e ormai volevo lasciar perdere: voglio dire, la recensione di un concerto a due settimane di distanza è come cucinare i bastoncini Findus la sera e mangiarli il mattino dopo.

Ma non posso sottrarmi alle decine, centinaia di richieste arrivate dai miei lettori in tutto il mondo: Floyd Jackerson da Seattle, McFly da Kansas City, Antonio Inoki da Osaka, Ruby Valenzuela da Maracaibo, Chit’ammuort’ da Posillipo e una lettera collettiva firmata dalle Spice Girls mi chiedono a gran voce di parlarne. Non posso deluderli.

Quindi, 11 novembre 2013: Britpop per una sera alla Cigale di Parigi.

Questo è l’anno, viene da dire: ché nel giro di pochi mesi mi son passati così sotto il naso anche i Blur e gli Stone Roses. A differenza di Blur e Stone Roses, però, gli Suede nel 2013 hanno sfornato un album: insomma, si buttano nella mischia, si mettono in gioco, rischiano, si espongono in prima persona (eccetera). Tra l’altro Bloodsports è un lavoro più che discreto, piacevole, passatista fin nel midollo ma per niente bollito. Le band di Damon Albarn e Ian Brown al contrario fanno i tour dei greatest hits, da veri paraculi (beh, i Blur l’anno scorso un paio di canzoni nuove le hanno partorite, ma a fatica, col forcipe).

Quel che invece accomuna le performance di tutte e tre le band, fatto constatato anche in questa sera dello scorso 11 novembre alla Cigale, è il clima da Second Coming, il Secondo Avvento del Cristo; l’attesa messianica, la folla in stato di delirio mistico. Voglio dire, parliamoci chiaro: si tratta di band che creativamente hanno dato il meglio di sé 20 anni fa, anno più anno meno. Se ci accalchiamo sotto il palco, strillando come porcelli quando Brett Anderson fa capolino in un’elegante camicia bianca, è perché le prime note intonate dalla sua voce hanno il potere di mettere in moto la macchina del tempo. Qui si discute di sogni impossibili, mica di accordatura delle chitarre.

Come sempre, il gioco funziona, perché la gente ci crede. E non è uno sminuire: il cuore arriva davvero dove vuole.

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Apre piano con Still Life. ‘azz!, pensiamo tutti mentre la canzone muore e la pelle d’oca ancora fatica ad abbassarsi. Brett è in forma e ha voglia. Per il tempo del concerto, finché la zucca è il camion che porta gli strumenti e i topolini sono i roadies, il Divo ci regala esattamente quel che ci aspettiamo.

Lo so, sto parlando del concerto come se fosse quello di un solista e non di una band, ma di fatto è così, in tutto tranne che nel nome. Anche se è certamente ingiusto: alla reunion partecipano tutti i membri originali del gruppo, almeno quelli del dopo-terremoto (il criminoso, prematuro addio del chitarrista Bernand Butler nel 1994).

Ma l’impressione, per cui ti senti in colpa, è che se Anderson si fosse presentato da solo con la stessa scaletta non sarebbe cambiato niente. Qui non c’è mai stata una coppia di fratelli Gallagher, né un Graham Coxon che fa da contrappeso ad Albarn; Butler era l’unico che gli teneva testa. Gli Suede, quanto meno in versione 2013, sono “Brett Anderson & the Band”.

E lui, Anderson, lui è sempre in mezzo a noi, mai a più di un metro dalle nostre braccia allungate, si lascia stringere le mani, prende pacche sulle spalle, ogni tanto ci sputacchia (cantando, non apposta come facevano i punk), a un certo punto scende giù, nel parterre, continuando a cantare nella folla, poi risale, fa volteggiare il microfono come ai bei tempi, due, tre metri di corda che lascia roteare, per fortuna senza imbarazzanti incidenti (abbiamo temuto). Le mossettine e i colpetti d’anca sono sempre lì, solo più contenuti, un filo più sobri, ma bastano.

Passiamo sulla scelta di propinarci una She’s in Fashion in versione acustica a cui non credono nemmeno gli autori dell’artwork di Head Music; c’è abbastanza per essere strafelici. We Are the Pigs, New Generation, Animal Nitrate, So Young: i gloriosi primi anni ’90 ci scorrono nelle vene, il passato si riavvolge fino a un’altra epoca. Per un istante i sogni sono tutti lì, intatti; potresti quasi credere ancora al New Labour.

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