FALSA PARTENZA

Khorog

(la ridente Khorog)

15 agosto 2013: giovedì.

Ferragosto: un giorno come un altro per far saltare tutti i piani. E comunque, a Ferragosto, è meglio avere questo tipo di imprevisti, piuttosto che quelli del genere “l’animatore è troppo invadente”, oppure “la piscina dell’agriturismo è chiusa per manutenzione”. Niente contro i villaggi vacanze e gli agriturismi, è solo che quei contrattempi sono al 100% rotture di coglioni, mentre nel Pamir, almeno, se qualcosa va storto hai l’ebbrezza del romanzo picaresco.

Ma allora, direte, qual è l’imprevisto in questione?

Succede che un mese fa, poco prima di partire per il viaggio, per prepararci un minimo alla traversata della parte più selvaggia del Pamir (dove è indispensabile avere il proprio mezzo di trasporto personale), contattammo telefonicamente un autista tajiko segnalato dal sito dell’associazione che promuove il turismo nel Pamir; una piccola ma dinamica associazione, di quelle che amano il proprio territorio, collaborano allo sviluppo sostenibile, sono coscienziose e ben organizzate, insomma in odore di santità. E noi, fiduciosi per natura, pensammo di aver trovato in questo autista la nostra Guida Illuminata; perfino il suo nome, Karbonali, ci sembrò quello di un profeta.

In fondo ci abbiamo solo parlato al telefono per pochi minuti, quelli che bastano per dirsi: “ci vediamo a Khorog, intorno al 14/15 agosto, ti prenotiamo quattro o cinque giorni, si vedrà”. Ma ci è stato subito simpatico; e non vediamo l’ora di incontrare per la prima volta questa faccia che è già amica prima di conoscerla, quaggiù ai confini della Terra.

Va detto che incredibilmente, nonostante i cambi di programma (frontiere chiuse, frane e nottate bloccati per strada), ieri sera, il 14 agosto, siamo arrivati a Khorog. E posate le stanche membra al Pamir Lodge, una guesthouse di quelle dove i viaggiatori hippie fanno comunella la sera sui cuscini, mentre aspettavamo di andare a cena col fido James, cui abbiamo proposto un curry al ristorante indiano (che qui non è tanto esotico – l’India è appena al di là di quelle cime innevate), abbiamo dunque chiamato Karbonali per confermare il nostro arrivo.

Pamir pranzo

(Paese che vai, gente che trovi – non l’ho mai capito ‘sto proverbio: e che devi trovare, alieni?)

“Pronto!”, squilla la voce rassicurante di Karbonali. “Sì, sì, perfetto, certo, certo, tutto come da programma; solo che io sono dall’altra parte del Tajikistan, a diversi giorni di viaggio da Khorog; no, no, tranquilli! Ho tutto sotto controllo: domattina vi viene a prendere al Pamir Lodge un collega, garantisco io per lui, è come se fossi io, stesse condizioni!”

Yippie! Andrà tutto bene!

Salvo imprevisti.

Per esempio il fatto che stamattina, a rimpiazzare il fido Karbonali, si presentano non uno, ma due personaggi dall’aria smarrita: ci aspettano di fronte al Lodge in una vecchia jeep russa col parabrezza spaccato, nessuno dei due parla una parola di inglese, pretendono di essere pagati il doppio perché giustamente sono in due e pur attraverso le barriere linguistiche riescono a farci capire chiaramente che in ogni caso non hanno nessuna intenzione di portarci lungo la rotta che abbiamo lungamente studiato a casa e che ora inutilmente gli mostriamo col dito sulla cartina del Pamir, perché è troppo solitaria e pericolosa.

Bastardo di un Karbonali.

Inutile perdere tempo a far finta di discutere, a forza di strascicare il dito sulla cartina, la sto cancellando: guarda, ho già consumato il picco Carlo Marx.

Khorog bazar

(Triste? Depresso? Perso il lavoro? La moglie ti ha lasciato? Vai al bazar! E passa tutto!)

Di fronte a questa improvvisata, dimostriamo tutta la nostra flessibilità mandando affanculo questi due simpatici cialtroni, e partiamo per una passeggiata a Khorog, che sotto la luce radiosa del mattino sembra proprio una bella cittadina di montagna. Dovevamo prendere stamattina il cammino per entrare nel vivo del Pamir, e invece si trotterella lungo il fiume, in cerca di idee. Il giorno porterà consiglio.

Per risollevare subito lo spirito, ci dirigiamo immediatamente al bazar – e come sempre è una buona idea. Se potessi, comprerei un appartamento abbastanza grande da avere lo spazio per tenere un bazar permanente, con venditori, clienti e tutto. E quando sono triste, andrei a fare due passi nel bazar di casa mia.

Tra signori sorridenti che preparano il plov in grossi calderoni, venditrici di gioielli di latta e perdigiorno, ritroviamo subito il nostro spirito zen.

pamir plov

(Quando il gioco si fa duro, i duri mangiano il plov)

E poi, accanto al bazar c’è la microscopica sede di un’altra associazione di turismo locale, gestita da una ragazzona tajika dai modi sbrigativi ma estremamente efficaci.

È qui che incontriamo Julien e Julie: non i protagonisti di un vecchio film di Truffaut, ma due giovani belgi che viaggiano alla giornata come noi, e che come noi stanno cercando il modo di attraversare la zona più remota del Pamir. La ragazza dell’associazione si offre di trovarci un altro autista, pronti per partire domattina; in quattro, il costo dell’auto non è più neanche tanto alto – e viaggiare in compagnia sarà anche più divertente. Miracolo! Come sempre, ad avere fiducia, i contrattempi diventano colpi di fortuna. La famosa teoria della crisi che in cinese vuol dire occasione… o era il battito d’ali della farfalla in Giappone che non fa primavera con le rondini in Brasile? Boh. Comunque va bene!

La sera, per festeggiare (e conoscerci un minimo, scoprire se qualcuno nel gruppo ha precedenti penali o istinti assassini), andiamo a cena con J&J: di nuovo curry all’indiano. E tornando al Pamir Lodge, dove anche loro hanno una stanza, un attimo prima di andare a letto incontriamo quel che i miei nonni avrebbero definito “un bel giovanotto”: un ragazzo altissimo, dall’aria bonaria, che si presenta come Ben. “Sono svizzero ma simpatico”, dice, “sto cercando un’auto per attraversare il Pamir, so che partite domattina, posso venire con voi?”

E perché no? Anzi, perfetto!! Così abbiamo riempito l’auto e ridotto ancora i costi e (nonstante la svizzeritudine) sembra davvero simpatico!

Khorog ponte

(Il ponte di Brooklyn di Khorog)

Yippie! Andrà tutto bene!

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