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Pecan saluta

(avviso: questo post contiene alla fine un’immagine forte che può dare fastidio alle persone impressionabili; e francamente anche alle altre).

Questo piccolo mostro è un po’ un controsenso, un’impossibilità logica, una negazione di tutto ciò che è la Natura.

Non ha una bocca. Eppure, in qualche modo a noi incomprensibile, riesce a nutrirsi. Non tanto bene, infatti ha sempre fame. Anzi, è proprio famelico, chiede sempre più cibo. Più glie ne dai, più ne vuole. Anche se poi lo lecca e basta, visto che non può fare altro. Minchia, costa molto più adesso di quando pesava il doppio dei suoi chili.

Non ha un naso. Eppure, in qualche modo, riesce a respirare. Faticosamente, molto (ma molto) rumorosamente, tira l’ossigeno fino ai polmoni. Visto che poi ha conservato il colore nero (almeno quello), è come avere in casa Darth Vader; ma più bonaccione e sbauscione.

Non siamo né masochisti, né sadici torturatori. Almeno nelle intenzioni. Non è che vogliamo trattenerlo qui con le buone o con le cattive, a penare. Abbiamo un accordo con lui.

Si dice che gli animali abbiano un istinto infallibile. E io ho visto migliaia di documentari su Nat Geo Wild, lo confermano tutti. Dice, qualcuno che ha imparato a conoscere questo piccolo mostro e che di queste cose se ne dovrebbe intendere, che quando ne avrà abbastanza, lui ce lo farà capire inequivocabilmente.

Ma non ancora.

Non finché chiede sempre più cibo e si attacca con quel che resta delle unghie (i denti non li ha più) a una parvenza di vita; non finché ci sta così alle caviglie, seguendoci letteralmente in ogni angolo della casa (provocando, fra l’altro, non trascurabili rischi per la nostra incolumità: visto che si materializza all’improvviso come un formidabile ostacolo sui nostri passi), standoci incollato come non faceva nemmeno quando era una pantera nera in piena forma.

Ci osserva come se volesse tenerci d’occhio, dire “non fate scherzi, eh! vedete? io ho ancora appetito! Appetito = istinto di conservazione intatto = non voglio ancora andare via!”.

O forse, al contrario, ci implora con lo sguardo di liberarlo.

O semplicemente, anche lui fa fatica a staccarsi, a dirci addio.

Cazzo, è così difficile capirsi fra specie diverse. Si fa già fatica fra gente della stessa specie… quel che abbiamo paura di fare è fraintenderlo; che lui voglia andare e noi non glielo permettiamo. O che voglia stare ancora un po’ in giro e noi lo spediamo dall’altra parte.

Per adesso lui ci accompagna; e noi cerchiamo di accompagnare lui come meglio ci riesce. Dopo averlo portato in giro per quattro appartamenti e due Paesi, proviamo a fare insieme quel piccolo pezzo di strada che resta, finché sarà possibile.

Poi a un certo punto, per la prima volta in tanti anni, gli toccherà proseguire da solo e questo mi strazia il cuore solo a pensarci. Mi sembra di tradirlo.

Preferisco salutarti ora, in uno dei tuoi rari momenti di pace sulle gambe della Babsie, che dopo. Scusa se ti devo lasciare, mostro. Ti adoro.

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Una risposta a ANNUNCIO PERSONALE

  1. Lucs ha detto:

    Mi dispiace. Dagli una carezza dove a lui piace di più e digli che un umano gli giura che esiste il paradiso dei gatti. E che ci sarà posto per lui, ovviamente

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