A VOLTE RITORNANO, E FANNO LO SCONTRINO

Paride ha perso il giudizio. Come altro spiegare una conversazione come questa? Paride, che mi dava lezioni di scienze politiche, storia e sociologia haitiana… Insomma siamo in macchina. Lui guida, io gioco coi bocchettoni dell’aria. Passiamo davanti a un cumulo di mattoni, casa in costruzione.

Io: “Ma guarda quanti mattoni incustoditi…”

Paride: “Quelli non li rubano di certo.”

Io: “No?”

P: “No, né mattoni, né assi di legno, né sabbia; tutto quello che è materiale edile. Non si ruba”.

“Perché? Ah, lo so: perché è pesante, scomodo da rubare? Ah no: è un codice d’onore, una questione di rispetto, eh? Perfino i ladri si fermano davanti ai beni di prima necessità come la casa, dopo il terremoto… eh?”

“No, è perché se rubi per esempio una parte di quei mattoni o di quella sabbia, il proprietario può ucciderti con l’altra parte.”

“Finché gli resta un mattone da tirarti in testa…”

“Beh, no, non così. Anche se non ti vede, anche se sei lontano, lui può ucciderti senza muoversi da casa sua.”

“Come?”

“Diciamo… ci sono delle cose qui… per esempio… io non so se hai mai sentito parlare di zombie.”

“Chi?”

“Gli zombie.”

“Sentito parlare, sì; visto anche qualche film.”

“Beh, possiamo parlarne finché vogliamo, ma è un fenomeno reale. Esistono.”

“…”

“Diciamo che una certa persona, qualcuno che è stato assassinato, a volte torna. Ma non torna a vivere con la famiglia, non torna alla vita precedente. Tutti lo credono morto, finché un giorno qualcuno lo rivede, ma da un’altra parte. Lo vede lavorare nei campi, per esempio.”

“Gli zombie sono contadini?”

“O in un negozio.”

“In nero o in regola?”

“Se uno zombie lavora in un negozio, puoi anche non accorgertene. A volte non ti rendi conto che è uno zombie.”

“E gli dai i soldi, e lui ti dà il resto…”

“Ma non si ruba nei negozi dove lavorano gli zombie.”

“Perché ti uccidono?”

“No, perché ti tengono lì. Ti tengono con sé fino all’indomani, quando arriva il padrone.”

“Uno zombie da guardia!”

“Beh, possiamo parlarne finché vogliamo, ma è un fenomeno reale.”

“ No, no, scusa, ma è davvero difficile immaginarlo…”

“Io conosco qualcuno, un collega che lavora con noi… che mi ha detto di avere quattro zombie che lavorano nella campagna dalle sue parti.”

“… ‘azz!”

“Io non posso dire di averli visti, ma è una persona di cui mi fido.”

“E come ha capito che sono zombie?”

“Beh, diciamo che hanno una voce molto nasale…”

“Ma potrebbero solo essere gente con il raffreddore!”

“… poi guardano in basso, non ti guardano negli occhi…”

“Un timido con le adenoidi!”

“… beh, ci sono delle cose… è difficile da spiegare, ma non ci sono dubbi. E si possono anche mettere in bottiglia.”

“Oddio chi?”

“Gli zombie.”

“Ma che bottiglia ci vuole? Deve essere enorme!”

“No, è lo spirito… lo spirito dello zombie, ma è sufficiente, lui è lì.”

“Non è possibile…”

“Beh, diciamo che una volta un mio amico ha incontrato un suo amico che aveva una cosa nella tasca davanti dei pantaloni, una cosa lunga fino al ginocchio…”

“Esticazzi! Altro che Rocco…” (Paride non afferra questo commento, anche perché in realtà lo penso soltanto, ndr)

“E il mio amico gli fa: cos’hai in tasca? E l’altro: due zombie.”

“!!!”

“E per dimostrarlo, tira fuori quello che aveva in tasca: una bottiglia. Ma la maneggia lentamente, con molta cura, e nel porgerla al mio amico dice: fai attenzione, ci sono due zombie qui dentro. E il mio amico, che non ci credeva, l’ha presa come se fosse una bottiglia normale, e per poco non gli cade di mano: era pesantissima, e lui non era preparato a sostenerla.”

“Pesantissima?”

“Certo, con due zombie dentro…”

“Grazie Paride, sono arrivato.”

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