SANDY (NON MARTON)

Attenti ! Sandy è arrivato fra noi. Chi è Sandy? È un uragano. Nei giorni scorsi si è spazzolato la Giamaica, tra ieri sera e oggi passa nel braccio di mare che separa noi (Haiti) da Cuba e domani fa rotta verso le Bahamas. Bello eh?

Siccome non avevo mai subito l’attacco di un uragano prima d’ora, e oso azzardare che nemmeno la maggior parte di voi l’ha vissuto in prima persona, ho pensato di raccontarvelo. Reportage dall’uragano!

Allora, come si presenta un uragano? Quali gli effetti, quali i fenomeni visibili a occhio nudo e percepibili nell’aria? Quale lo strascico di rovina e devastazione? Ecco, a voler riassumere il tutto in una parola, direi: piove. L’uragano, di primo acchito, non appare del tutto dissimile da un pomeriggio di fine novembre a Milano: cielo grigio, un po’ di vento e tanta, tanta acqua.

Dice: fai poco lo spiritoso. D’accordo, l’uragano non è passato proprio su di noi; Haiti, diciamo, ne acchiappa a malapena una “coda”. Ma tanto è bastato a produrre in tutti noi, haitiani e stranieri, un brivido di eccitazione. Dopo mesi tutti uguali di aria bollente, sole rovente, polvere, puzza di immondizia che fermenta e di liquami umani che ristagnano, qualcosa è cambiato nell’aria!

Le montagne intorno alla città sono avvolte da nuvoloni bassissimi e quando si scoprono lasciano intuire solo sagome nere. E questo nonostante siano vicinissime e il vento abbia reso l’aria più limpida: è che proprio non c’è luce.

Le strade, o piuttosto le pietraie, in una città come Port-au-Prince, che è tutta in dislivello con pendenze anche ripide, sono sventrate dall’acqua che scorre tipo torrente e porta via terra, sabbia e detriti. Ogni mattina è un’avventura: una strada è chiusa da una “diga naturale” di sassi, tronchi e rifiuti portati dall’acqua; un’altra se ne apre a fianco, dove fino a ieri non esisteva un passaggio. Un’auto a testa in giù in una buca nascosta dal velo dell’acqua.

Le scuole e molti uffici pubblici sono chiusi, i voli sospesi, si annuncia una nuova ondata di colera.

Ma la cosa più interessante, socio-culturalmente parlando, è vedere i colleghi haitiani nel panico per “l’ondata di freddo” portata dalle piogge: hanno fatto saltare i lucchetti dei bauli per tirare fuori felpe, sciarpe e maglioni, si aggirano per l’ufficio tenendo le braccia strette intorno al tronco e facendo brrrr con la bocca. Mi dicono: “Ma come fai a non avere freddo, in maglietta?” Si noti che ci saranno almeno 25 gradi. Certo, sono dieci-quindici gradi in meno rispetto all’altro ieri. Ma diamine. Provo a spiegare della neve, del gelo sul parabrezza la mattina in Val Padana… rinuncio. Tanto non ci credono.

Ma io mi godo il cambiamento. Normalmente non sopporto la pioggia: sono un metereopatico cronico, un po’ me ne vergogno ma ho imparato ad accettarlo come un fatto. Dodici anni fa sono rimasto orfano del Messico e non mi sono mai del tutto ripreso dallo shock. Probabilmente il mio corpo funziona a energia solare, devo avere un pannello sulla testa da qualche parte. Ma in questo caso, stante il fatto che è una cosa passeggera e che fa ancora abbastanza caldo, me lo godo anche io questo bluff di un uragano. Mi ricorda quando in Messico arrivava la bufera e potevi passare le ore sotto un portico a guardarla.

Uhm.

La prossima volta torno sulla musica eh?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...