GALLO CEDRONE COL BECCO LEPORINO

Posso dire, finalmente anch’io, di svegliarmi ogni mattina con il canto del gallo. E non solo in occasione di qualche giorno di spensierata vacanza, ma nel mio vivere normale, quotidiano. E non con un solo gallo, ma con almeno ottantasette. Tanti sembrano, quando li sento: non i classici chicchirichì intervallati da silenzio, ma un unico, ininterrotto, straziante chicchirichì, un corale, sinfonico, maestoso chicchirichì dalle quattro e mezzo del mattino fino alle sei e venti, quando, distrutto, mi lascio cadere dal letto fradicio di sudore sulle piastrelle fresche del pavimento (aiuta a svegliarsi del tutto).

E poi c’è il bonus: una muta di cani randagi. Che latra, abbaia, ulula a ritmo coi galli. E poi arriva, intorno alle 5:30, un camion che raccoglie le pietre. E poi le getta. Raccoglie le pietre, getta le pietre. Dai la cera, togli la cera. Le pietre sono sempre lì, quelli del camion vengono giusto a dare una mescolata. Tonnellate di roccia sballottata sul cassone di metallo, giù dal cassone di metallo; sul cassone di metallo, giù dal cassone di metallo. Praticamente è una sfida all’ultimo sangue tra volatili, canidi e umani per vedere chi rompe di più i coglioni a quelli della casa rosa (siamo noi).

E nel weekend ci sono anche i cori gospel della chiesa nella tendopoli di fronte a casa (è una tenda più grande delle altre, non so dirvi se affrescata all’interno). Belli i cori gospel. Il problema è che iniziano anche loro prima dell’alba, giusto mentre si spegne il reggaetton crèolo del Coin Vert, un hotel a ore che funge anche da balera e ogni tanto da scena del delitto.

Qual è la missione che ti è piaciuta di più?, chiedo a un collega l’altra sera sul terrazzino, mentre sorseggiamo un buon rum Barbancourt 5 Stelle per tirare l’ora della nanna.La Sierra Leone, mi dice. Lì abbiamo davvero dovuto rispondere a un’emergenza eccezionale, facendo appello allo “spirito MSF”.

Quale emergenza?. E lui: un’epidemia di bambini senza il buco del culo (sic). È serissimo. Esito qualche istante, poi mi azzardo a chiedere qualche dettaglio in più.

Vedi, mi fa, a un certo punto hanno cominciato a nascere bambini senza il buco del culo. Prima uno, poi due, poi diversi, in tutta la regione. Ed è una cosa gravissima perché senza il buco del culo il neonato ha un paio di giorni di vita al massimo. Capisci, gli togli metà delle cose che può fare (di nuovo sic).

E come avete fatto? incalzo, sempre più curioso.

Non avevamo una clinica che li potesse operare in zona, quindi ne abbiamo trovata una in capitale. Un centro di chirurgia plastica. Il primario ci fa: la nostra specialità è il labbro leporino. Gli diciamo: potete fare dei buchi nel culo? Dice: ci proviamo.

Ora il problema è che la capitale è a diverse centinaia di chilometri di pista sterrata con fiumi da guadare: per trasportare i neonati in auto alla clinica ci vorrebbero giorno. Così andiamo a parlare con quelli delle Nazioni Unite, che hanno un sacco di elicotteri parcheggiati a fare niente. E li convinciamo a metterci a disposizione un ponte aereo: quando nasce un bimbo senza buco di culo, hop! Due ore di jeep fino all’elicottero, due ore di volo e due ore di macchina fino alla clinica. Sei ore in tutto. E male che vada, gli tolgono un labbro leporino.

Visti in giro per la città: “L’Immacolata Concezione – Ferramenta e arnesi di lavoro”, “Al Golgota – Bibite fresche e tavola calda”. Ve l’ho detto, qui la religione è una cosa seria.

In netta controtendenza la pubblicità della Jak, una marca di automobili di dubbia provenienza. In questo caso, i creativi sono in sintonia con lo spirito più sanguigno e schietto degli haitiani: “Al riparo! Arriva Jak”.

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Una risposta a GALLO CEDRONE COL BECCO LEPORINO

  1. ross ha detto:

    Mitico Olivier!

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