SCENE DA UN MATRIMONIO

Siamo arrivati al matrimonio in anticipo. Ma non di poco: stanno facendo le pulizie in chiesa. Vabbè, aspettiamo davanti al portale; cioè sul viale più trafficato di Port-au-Prince (e quindi di Haiti), con 35 gradi umidi e i camion con tecnologia anti-inquinamento degli anni ’40 che passano e rotta di collo e ci aspergono di biossido di carbonio in granuli; qualcuno ci spruzza addosso una sventagliata di pietrisco.

Più che entrare in chiesa, noi – tre poveri bianchi accaldati con le facce da spazzacamini per gli scarichi dei camion – chiediamo riparo nella casa del Signore. Dove inizia la seconda parte dell’attesa, poiché la sposa – una collega haitiana – arriva con 35 minuti di ritardo. Fra le panche, varia umanità; tanti invitati, ma anche molti curiosi sulle retrovie che prendono posto intenzionati ad assistere allo spettacolo. Non riconosco nessuno dei colleghi haitiani: ma non vuol dire molto, io ancora mi presento alle stesse persone due volte al giorno da tre settimane, collezionando sorrisi di compatimento.

Finalmente la sposa: cammina piano, seguendo il ritmo di una musica lenta. Sottile, slanciata, un fenicottero nero; incespica un poco, si sofferma, alza gli occhi al cielo, sbuffa, riprende a camminare, barcolla. O esprime il nervosismo in modo strano o è sotto morfina. Ci passa accanto. O minchia. La responsabile del personale è la prima a lanciare l’allarme, sibilando mentre mi pianta il gomito nel fegato:

“Non è la nostra! NON È LA NOSTRA!!”

Codice rosso. Abbiamo sbagliato matrimonio? Che la nostra collega sia già sepolta sotto il riso, sul sagrato di qualche altra chiesa? In effetti, ora che ci penso, lei non è né alta né slanciata. Dovevamo capirlo subito. Ma invece no, niente panico: questa non era la sposa, era l’annunciatrice: una ragazza in tutto e per tutto vestita da sposa che si spazzola tutta la navata con la marcia nuziale giusto per “annunciare” agli invitati che la sposa (vera) è in arrivo. Ora, se vi chiedete perché una donna debba volere, nel giorno del proprio matrimonio, la presenza in chiesa di un’altra donna vestita anche lei da sposa, e pure più bella… misteri della cultura creola. Tra il pubblico, intanto, si riconosce MC Hammer.

Una coppia in piedi con microfono tipo crooner intona (si fa per dire) dei canti agghiaccianti. No giuro, non voglio essere cattivo ma penso subito alla Corrida, avete presente quelli che finivano con i cani che latrano e la sirena dei pompieri e Corrado che si scambiava occhiate ironiche col maestro Pregadio? A un certo punto parte pure Michael Jackson.

Sulle retrovie, il pubblico è indisciplinato. Siamo a un passo dalla partita a racchettoni fra le acquasantiere. Squillano i cellulari a intervalli regolari. Qualche arredatore ha avuto l’improvvida idea di disseminare la navata centrale con delle fioriere legate fra loro da un nastro verde di tulle. Dall’inizio della messa all’uscita ne vengono abbattute quattro, una da me.

La giornata finisce da Casino, ristorante dal nome azzeccato dove finiamo, noi stranieri, nel tavolo degli sfigati: in una stanza caldissima, decentrata e buia, ma talmente buia che per ingannare le due ore di attesa prima che la cena sia servita vorrei proporre una seduta spiritica.  Almeno siamo vicini al buffet. Anche troppo vicini: la gente si serve e mi passa coi piatti straboccanti sulla testa, un bambino mi rinfresca la schiena con la Coca Cola. Dalle casse gracchianti arriva una musica da pubblicità delle morositas. Poi salta l’audio, parte il temporale. Mi sono divertito un mondo.

I letti per i pazienti del centro trattamento colera sono abbastanza semplici. Un buco in mezzo, un secchio sotto. Niente lenzuola, per ovvie ragioni, niente materasso, solo questa specie di rete. Quattordici in una stanza, con grande intimità. Se capite quel che intendo.

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2 risposte a SCENE DA UN MATRIMONIO

  1. Marta ha detto:

    Ho pensato che un matrimonio creolo e un centro trattemento anticolera meitassero l’abbattimento del muro della mia idiosincrasia con la tecnologia, ragion per cui non so se questo commento arriverà mai. Comunque…tu continua a scrivere, da questa parte del mondo hai dei lettori fedelessimi che fanno il tifo per te.
    Marta

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