MEPU AI TEMPI DEL COLERA

Oggi ho pranzato con la moglie di Luis Sepùlveda. Lo scrittore! Lavora qui nel nostro ospedale (lei, non lo scrittore), è responsabile degli infermieri. Ex moglie, in effetti; hanno divorziato nel 2003 dopo oltre vent’anni di idillio ma sono “ottimi amici”. Una tedesca di Monaco di Baviera, presenza ben squadrata nel mondo informe di Haiti. L’altra sera abbiamo parlato a lungo di Germania e Italia, Oktoberfest e i parchi di Monaco, ma non era venuta fuori la notizia del suo illustre consorte.

Oggi invece stavamo chiacchierando a pranzo sotto un mango e una collega le ha chiesto: “Com’è che hai un cognome che non suona per niente tedesco?”. E lei: “Uso quello di mio marito che è cileno”. E un altro: “Perché, come fai di cognome?”. E lei: “Sepùlveda”. E io, ridendo: “Sepùlveda, cileno? E magari fa lo scrittore?”. E lei: “Sì, è scrittore”. E notando che il mio sorriso si era mezzo rimbecillito, ha aggiunto: “Sì, sì, è LO scrittore”. Silenzio. Era una battuta? No. Si sono conosciuti in Ecuador, lui esule del regime cileno e lei in missione umanitaria. Dice, lei, che lui l’ha inseguita nella giungla per conquistarla.

Dice anche che è stata dura vivere con un uomo così: lo definisce un po’ machista e molto egocentrico, ma al genio si perdona tutto no? Voglio dire, pensate a Dori Ghezzi.

Come in ogni città in via di sviluppo che si rispetti (anche se qui la via dello sviluppo l’abbiamo un po’ smarrita), una delle cose più interessanti che si possano fare a Port-au-Prince è andare al mercato. Il marché en fer, soprattutto: un mercato dentro una struttura faraonica costruita in Francia nella stessa epoca della torre Eiffel, quando il ferro andava per la maggiore. Doveva essere la stazione ferroviaria del Cairo, ma poi agli egiziani non andava più bene e un presidente haitiano megalomanel’ha comprata per farci il mercato. Tanto, voglio dire, i soldi qui spuntano dagli alberi. E visto che ormai era fatta, il presidente se l’è presa con tanto di minareti ai lati dell’orologio.

Al “mercato di ferro” domenica mattina però ero l’unico cliente. Non è un modo di dire: c’ero davvero solo io, visto che gli haitiani la domenica non fanno la spesa. Mi sono aggirato sotto le travi metalliche braccato da un nugolo di venditori di dipinti e oggetti d’arte vodou che sgomitavano per portarmi al loro banchetto. Ho dovuto promettere, a ognuno di loro, che sarebbe stato “il prossimo” nel mio giro delle visite. Non ne sono uscito facilmente.

Alla fine ho accontentato Clément, un simpatico e distinto signore che ha avuto la faccia tosta di dirmi “se fossi americano, ti farei pagare il doppio, ma visto che parli francese e sei di Medici senza frontiere, ti faccio il prezzo speciale”. Il prezzo speciale probabilmente corrisponde, scusate il francese, a un’inculata senza lubrificanti, ma i tre piccoli musicisti che ho preso mi piacciono un fracco e tanto mi basta.

In effetti un altro dei motivi per cui ero l’unico cliente è che il marché en fer è un’attrazione turistica, e di turisti qui non ce ne sono. Dal “vero” mercato sono passato poco dopo, sulla via del ritorno. Ora: di solito, nei “veri” mercatini mi ci butto a pesce. Dalla Cambogia al Botswana, nei mercatini di strada ho mangiato spesso e bene, spendendo poco, incontrando gente affabile e provando cose che nei ristoranti turistici non si trovano. Ma per il mercato “vero” di Port-au-Prince non mi sento, francamente, ancora pronto.

Non per altro, ma è che da qualche settimana siamo tornati in piena epidemia di colera… i letti del nostro Centro di Trattamento del Colera li vorrei lasciare a chi ne ha bisogno.

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3 risposte a MEPU AI TEMPI DEL COLERA

  1. Luca ha detto:

    Sei il mio Salgari, il mio J. Verne, davvero. Mi sembra di essere tornato bambino, quando tra le pagine del Corsaro Nero e ventimila leghe sotto i mari sentivo odori e guardavo colori che non conoscevo affatto. Grazie Franz. Bevi tutto e inebriati anche per me……… Oh, figurativamente, eh? 🙂 Ti abbraccio fortissimooooooooooooooo !!!!!!!!!!

  2. alidimepu ha detto:

    E tu sei il mio lettore number one!
    Ho creato questa “baguette sotto l’ascella”, francese o haitiana che sia, per continuare a condividere i fatti miei con gli amici anche da lontano: non ho un numero alto di contatti, né grandi scoop da rivelare. Quindi l’unico modo per sapere se interessa, se funziona, se ha una ragion d’essere di qualche tipo, sono i commenti degli amici, appunto.
    Grazie a te.

  3. Cristina ha detto:

    questo tuo modo leggero e ironico di “tirare pugni nello stomaco” è meraviglioso! continua a scrivere e magari ne esce un libro tipo i miei ricordi nel bus del cul del mondo 😉
    un abbraccio enorme
    cris

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