COME PAPPAGALLI NELLE GABBIE (CON UN PUMA)

“Calma, calma”, mi dice la ragazza, “questo è solo un allenamento, non è la roda!”. E mentre parla, mena fendenti con le gambe rotanti che è un miracolo se non mi porta via la testa. Lo so anche io che non è una roda,  cioè quel cerchio di persone che cantano e incitano all’interno del quale a due a due ci si sfida nella capoeira. Lo so anche io che è solo una prova.

Vorrei spiegarle che la mia foga non è aggressività, ma disperazione. Non mi agito allo scopo di colpirla, ma di schivare. Vorrei farle capire che chiedere a un principiante di avere quella “calma interiore”, avete presente quella che permette a James Bond di schivare dieci proiettili senza sciuparsi il ciuffo?, ecco, chiedermi di avere quella roba lì è un po’ come chiedere a uno che ha appena passato il concorso da vigile urbano a Vigevano di sterminare i Taliban sulle colline di Kandahar con un coltello di plastica. Ma non ho il fiato per farlo.

Mi sento come un pappagallo chiuso in una gabbia con un puma. Sbatto le ali e lascio piume dappertutto, e quando posso tiro un colpo io. Una beccata o un colpo d’ala al puma. Non possiamo stupirci se il puma non sembra intimidito.

Come spiegare che tutto questo mi diverte infinitamente? Eppure è così.

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