PARIS, PADANIA

No, per carità, non è che voglia paragonare Milano a Parigi. Ma facciamo finta per un momento; giochiamo, come se volessimo mettere uno di fianco all’altro un gatto e un leone. Mi è capitato di notare che ci sono quartieri, in città diverse e lontane fra di loro, che in qualche modo si assomigliano: come se il quartiere A nella città 1 svolgesse un ruolo simile a quello svolto dal quartiere B nella città 2.

Mi spiego? No? Dunque, dunque.

Secondo me, Montmartre a Parigi equivale ai Navigli a Milano: entrambi rispondono perfettamente allo stesso identikit. Quartiere dall’anima storicamente popolare, vanta una certa tradizione, molto amato dalla borghesia un po’ fighetta e bohémien; elemento di forte discontinuità nel paesaggio urbano (collina/canali). Scorci pittoreschi di case e strade un po’ malandate. Zona tradizionalmente amata dagli artisti. Centro della vita serale e notturna, soprattutto d’estate, all’aria aperta, con una densità-record di bar e ristoranti per metro quadro. Spazio disponibile ferocemente conteso da turisti, radical chic a passeggio e giovani stravaccati per l’aperitivo. Abitazioni nel 90% dei casi non a regola e da ristrutturare, ma carissime.

L’asse Duomo – via Orefici – via Dante a Milano, con il prolungamento di Corso Vittorio Emanuele, invece, mi ricorda gli Champs Elysées parigini. Centralissima. Affollata fino all’inverosimile di turisti, ma evitata come la peste dai residenti della città. Difficile immaginare che qualcuno ci abiti davvero, cioè a parte quelli che vivono nelle abitazioni di cartone sotto i portici. La sera dopo una certa ora diventa un po’ desolata, con la vita che si raccoglie all’interno di qualche ristorante scadente e overpriced dove nessuno, fra quelli seduti ai tavoli, parla la lingua del posto. Nel weekend diventa ingestibile, sotto l’invasione dei tamarri in arrivo dall’estrema periferia.

Brera invece potrebbe essere una specie di Marais. Di una bellezza più sobria, quasi austera, con quei palazzi che se cammini distrattamente non li noti nemmeno ma se alzi lo sguardo dici: “Però!”. Centro di stile ed eleganza. Laddove Montmartre e i Navigli sono l’habitat naturale dell’arte povera e di strada, qui gli studi e gli atélier dei pittori possono quasi intimidire. Pinacoteca, Musée Picasso: i tesori misconosciuti della città. Se dici “abito a Brera (o nel Marais)”, gli altri milanesi (o parigini) socchiudono la bocca e subiscono una lieve dilatazione delle pupille. Quelle domeniche pomeriggio che vai in giro un po’ a casaccio… spesso finisci lì.

La zona fiera di Milano è come il 16esimo arrondissement di Parigi. Quartiere a forte vocazione residenziale che la domenica pomeriggio potresti scambiare per un grande ospizio a cielo aperto. Così privo di anima che non se ne trovano foto su Google Immagini e non ha nemmeno un nome in quanto quartiere: devi chiamarlo “zona” della fiera oppure indicarlo con il numero di arrondissement. Benestante, sicuro, tranquillo. Se vuoi un caffè, per andare al bar più vicino devi prendere la macchina. Indicato per coloro che preferiscono la compagnia delle piante a quella di altri esseri umani.

La zona Moscova-La Foppa-Corso Como, con un po’ di fantasia, è la Saint-Michel di Milano. Su ogni altra cosa, domina la movida. Se devi uscire la sera e non sai dove andare, ti butti da quelle parti. Quando poi ci arrivi, te ne penti e ti chiedi perché ci sei andato. Poi ci ricaschi. Ogni cosa liquida che metti in bocca costa il triplo di quello che dovrebbe. Ogni cosa solida che metti in bocca è solo uno specchietto per le allodole per farti ingoiare più roba liquida. Quel che ti frega è che è così facile arrivarci e così pratico quando non hai idee: enorme la scelta di posti. Salvo che poi sono tutti uguali. Comunque un po’ invidi quelli che abitano. Schizofrenia allo stato puro.

La zona Montenapoleone-Quadrilatero della moda è come Place Vendôme. Quando ci passi, è sempre per un altro motivo. Non stavi mai andando lì. E di solito, pur buttando l’occhio intorno, è difficile che rallenti il passo. Prima che te ne accorga, sei già oltre.

Piazza della Repubblica è come place de la Concorde. Non si conosce nessuno che a memoria d’uomo l’abbia mai davvero attraversata tutta a piedi.

Il Giambellino è come Belleville: affascinante, multietnico e un po’ malfamato, fa molto “trendy” parlarne ma poi nessuno ci va mai veramente.

Il Naviglio della Martesana è come il Canal St Martin: ce l’abbiamo ma è come non averlo, soffre la concorrenza di altri, più blasonati corsi d’acqua cittadini.

Infine, Corvetto è come Barbès. Brutto, sporco e cattivo, se ne parla solo in associazione a immigrazione, delinquenza e degrado urbano, le kebabberie sono più numerose dei caffè. E c’è sempre un Mepu che abita a una manciata di metri.

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2 risposte a PARIS, PADANIA

  1. io ha detto:

    hai dimenticato via padova…esiste qualcosa di simile a Paris?

  2. alidimepu ha detto:

    Oh yes, abbiamo quartieri qui dove nessuno parla il francese… non lo insegnano neanche nelle scuole!

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