IL RISO INDONESIANO SOTTO L’ASCELLA

Anno nuovo, casa nuova. In effetti la casa nuova ha preceduto l’anno nuovo di un mese, ma la sostanza è quella. E poi, a che scopo prolungare la nostra permanenza nel bunker anti-atomico, una volta appurato (dopo attente ricerche) che non erano in corso conflitti atomici a Parigi? E così abbiamo traslocato (no, la colpa del lungo silenzio di questo blog non è del trasloco, solo della mia pigrizia).

Il bunker, dicevamo. Non c’era neanche una finestra, remember? Ora invece abbiamo ampie vedute dal quinto piano, anche se purtroppo nella nostra visuale non rientra nemmeno, che so, una torre Eiffel. In compenso, qui dentro è un’orgia di luce (quando non piove) e dal pianerottolo tra il nostro piano e quello di sotto si vede questo:

… il Sacro Cuore, noto anche fra i parigini doc come “la tettarella”. Ci sono monumenti fallici, tipo gli obelischi, e forme architettoniche distintamente femminili. Il Sacro Cuore, con il suo lungo capezzolo slanciato verso il cielo ad allattare gli angeli, appartiene chiaramente alla seconda categoria. Sarà per questo che ci piace?

Quel che invece mi dispiace è che, sostanzialmente, a meno di allungare immotivatamente la strada, non ho più motivo di andare a prendere la metropolitana alla mia fermata preferita, che i più cinefili tra voi ricorderanno senz’altro di aver visto nel “Favoloso mondo di Amélie”.

Quando stavamo nel bunker non avevamo, praticamente, vicini. L’intrattenimento condominiale era sostituito dall’assidua frequentazione del nostro vicolo da parte della marmaglia del quartiere, che come ricorderete decorava il nostro uscio con avanzi di cibo e lattine “spremute”. Ora finalmente abbiamo dei veri vicini.

Soprattutto uno.

L’abbiamo scoperto una mattina, verso le 4. Sognavo di essere a un concerto dei Beatles, ero in prima fila, John Lennon era a due metri da me, cantava, porca miseria se cantava… la sua voce era sempre più forte, aumentava di potenza a ogni strofa, lui si avvicinava a me, a un certo punto sembrava che mi volesse inghiottire.

Quando mi sono svegliato, “Come together” continuava a rimbombare, più forte che nel sogno.

Ora, io adoro i Beatles, giuro. Ho pazientato un po’. Ho ascoltato mezzo Abbey Road in piena notte al volume di un concerto di Springsteen a San Siro. Ma a un certo punto mi è partito l’embolo e mi sono alzato, girando per l’appartamento in cerca di oggetti atti a offendere e pensando a svariati modi di far finire il concerto. In quel mentre si alza anche la Babsie, che mi dà una rapida occhiata e capisce che, senza un suo intervento, posso solo finire in carcere o in ospedale.

Dopo un rapido conciliabolo, in cui io schiumo dalla bocca e lei ragiona pacatamente, decidiamo di andare al piano di sopra e provare la strada della conversazione civile. Per la cronaca, dopo il conciliabolo familiare resta ancora senza risposta la mia obiezione: se uno capisse i discorsi civili, capirebbe anche da solo che alle 4 di mattina… vabbè.

Faccio del mio meglio per imitare la bussata dell’FBI nei film, quella dei veri duri che intimidisce gli occupanti della casa dall’altro lato della porta. Chiaramente sto bluffando, ma che devo fare? La porta si apre. A fissarci con lo sguardo spento non è la mezza dozzina di punkabbestia che mi aspettavo, ma un tizio vagamente somigliante a uno dei due fratelli protagonisti del telefilm anni ’80 “Simon & Simon” (quello coi baffi e la pelata).

Nonostante sia più ingranato di Lino Toffolo ai tempi d’oro, l’amico sembra capire i punti fondamentali della nostra lamentela. Ci pensa un po’ su, come se dovesse trovare una soluzione a un rompicapo ideato da un enigmista polacco, e poi si illumina: “Posso abbassare il volume!”, dice, esultando per aver tirato fuori il coniglio dal cilindro sdrucito e annebbiato che è la sua testa. Poi fa la faccia contrita e aggiunge: “E’ che io ADORO i Beatles…” Sto per gridare “MINCHIA, SONO LE 4 DEL MATTINO, CHI *$%!& SE NE FOTTE!!!” quando la Babsie fa: “Anche io!”

ANCHE IO???? EH??? Ma io metto una bomba a idrogeno sotto ‘sto palazzo, disgraziati!

Uno sguardo della Babsie però mi fa capire che posso anche tranquillamente stare zitto e lasciare la faccenda nelle sue (più) capaci mani, e così faccio. Tutto si risolve per il meglio.

Va detto che è capitato un’altra volta di sentire la discoteca al piano di sopra e stavolta la Babsie ha optato per un più sbrigativo manico di scopa contro il soffitto.

Poche cose sono più belle del mare. Ancora meno sono le cose più belle di un tramonto sul mare. Ancora meno sono le cose più belle di guardare un tramonto sul mare mentre si stanno facendo un massaggio. Sono pochissime le cose più belle di guardare un tramonto sul mare mentre ti stanno facendo un massaggio dopo che poche ore prima eri accoccolato su una secca a 15 metri di profondità, fraternizzando con uno squalo pinna nera.

L’Indonesia è bella. Peccato che anche laggiù siano ossessionati dai tormentoni calcistici che ci tocca sorbire qui:

Decisamente più interessante decifrare le scritte negli aeroporti; in particolare, devo ammettere di essere rimasto colpito da quella che mette in guardia i viaggiatori dalla presenza di un “malato di mente che fa la cacca” (Dilarang vuol dire Attenzione):

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