BLOOD ON THE DANCEFLOOR

Se i parigini hanno l’Opéra (che, diciamolo, sarà anche un po’ bling-bling, come dicono loro, o tendente al kitsch, come diciamo noi, ma è magnifica), l’involontario merito è di un black bloc italiano del XIX secolo. Come indubbiamente sanno molto bene gli eruditi lettori di questo blog, fu Felice Orsini, artefice di un attentato a Napoleone III nel 1858, a provocare la catena di eventi che porterà alla nascita di uno dei simboli della Parigi contemporanea.

Napoleone III infatti era appena arrivato in carrozza di fronte al palazzo della vecchia opera, in rue Le Peletier, quando Orsini, alla testa di un gruppetto di anarchici, gli tira niente meno che cinque bombe di quelle fatte in casa, piene di polvere esplosiva e chiodi: sono le antenate delle bombe che oggi si usano anche negli attentati più artigianali a Baghdad e Kandahar. Ne esplodono tre, le altre fanno cilecca. Otto passanti muoiono nell’attentato, diciamo persone della Parigi-bene che avevano scelto la sera sbagliata per andare a teatro. L’imperatore si salva, ma si prende un coccolone: la sua carrozza viene sbalzata e rovesciata sul bordo della strada.

Il coccolone lo fa riflettere. L’Opéra di rue Le Peletier è poco sicura, in una strada stretta e poco controllabile. Visto che l’architetto Haussmann sta già buttando giù mezza Parigi per fare i grandi boulevard, perché non fargli allargare un po’ la piazza qui vicino e costruirci un’Opéra nuova? E il resto è storia, con tanto di visite guidate.

Per la cronaca, l’infelice Orsini a 17 anni aveva già commesso il suo primo omicidio, sparando al cuoco della sua facoltosa famiglia. Ma invece che essere condannato per omicidio volontario, se la cava con una condanna a sei mesi (6 mesi!!!) per omicidio colposo e li sconta entrando in seminario (in seminario!!!). E poi dicono che oggi non va in galera nessuno.

I francesi, che allora non avevano ancora i governi socialisti e le premières dames filo-brigatiste, furono molto più duri di noi. Dopo l’attentato a Napoleone III, presero Orsini e lo ghigliottinarono.

Sono stato di nuovo a un concerto. Più di uno per la verità, ma questo qui è stato quasi più truculento dell’attentato di Felice Orsini.

Secondo quella che ormai sta diventando un’abitudine, sono andato a sentire ancora una volta un conoscente, precisamente un musicista franco-algerino di cui la nostra padrona di casa è agente/manager/quant’altro. L’ho scovato nella pancia di una delle barche all’àncora lungo la Senna, di fronte alla spianata della Biblioteca Nazionale. Non eravamo in tanti; mi sono piazzato sotto il palco, appoggiato col gomito a una cassa e attento a mettermi sul lato esterno dell’amplificatore, per non essere investito dalle onde sonore. Quando Akli ha iniziato, il pubblico si è animato in un attimo. Molti erano franco-magrebini che conoscevano a memoria i testi in arabo delle canzoni.

Insomma a un certo punto, mentre l’amico suona, sotto il palco si fa il vuoto. La gente si apre a ventaglio per lasciare lo spazio a due ragazzi: due mediorientali molto giovani, ben vestiti, pettinati e in pieno tarantolamento. Sono scatenati, lanciati in un ballo frenetico, esaltato, gioioso, trascinante, ogni tanto si girano verso il palco e ammiccano, come se conoscessero Akli che incurante continua a cantare…

BOOM! Uno dei due, quello più cicciotto, è caduto faccia a terra. Scivolato sulla birra sul pavimento o forse abbattuto da quella che ha bevuto. Fatto sta che compie un tragitto aereo breve e spettacolare e finisce rovinosamente a terra come gli aggeggi impiegati nei primi tentativi di volo che si vedono nei filmini in bianco e nero. Non si muove. Per un attimo il suo amico scoppia a ridere, poi si preoccupa e si china per aiutarlo ad alzarsi. L’altro lentamente si rianima, si guarda intorno, cerca di riprendere fiato. Tutto ok? Tutto ok. Akli sta sempre suonando.

Il giovane a terra si scuote, torna la luce dell’esaltazione nei suoi occhi, all’improvviso scatta in piedi come una molla. E’ più tarantolato di prima. Rimbalza dal nulla come Ted Striker nella famosa scena della discoteca in L’aereo più pazzo del mondo: scattante, elastico, in piena forma. Mi distraggo per qualche minuto con la musica, il concerto è interessante; poi mi giro di nuovo a guardarlo. Il tizio è una maschera di sangue.

Ora, cari amici, devo introdurre un piccolo inciso. Ebbene, può darsi che qualche volta, nel raccontare i fatti miei sul blog, io possa aver inavvertitamente “colorato” (appena appena) i fatti nudi e crudi. Non certo in modo premeditato, s’intende, ma cedendo a quella naturale inclinazione umana che ci porta spesso a ricordare i fatti attraverso una lente, diciamo, emotiva.

Ma porca mignotta, stavolta non esagero, quello era una maschera di sangue: il giovane tarantolato mediorientale che poco prima era volato faccia a terra, avete presente? Ecco, ora sta ballando più felice di prima, canta le canzoni che conosce a memoria, è vispo e allegro, ma il sangue, che sgorga copiosamente da qualche punto intorno alle labbra, gli è schizzato su tutta la faccia a causa del dimenarsi.

Se ne accorge il suo amico, gli fa “tap-tap” sulla spalla, gli parla in modo concitato. Il ballerino sanguinante abbandona la pista. Ma rieccolo, pochi minuti dopo, con un grosso cerotto sopra il labbro superiore. Tutto ok? Tutto ok.

Ricomincia a scatenarsi, più esaltato che mai. Torno a distrarmi con la musica. Poi, attratto come da un magnete, mi giro per non perdermi la puntata seguente.

L’amico è ancora lì che balla, ma qualcosa sfarfalleggia intorno al suo viso. E’ il cerotto, che si è staccato da un lato e sbatte come una bandiera al vento. Il cerotto si dimena sulla sua faccia mentre lui si dimena sulla pista. Il sangue scende di nuovo sul mento, gocciola sulla maglietta bianca che porta sotto la giacca nera. Mentre mi chiedo quanto tempo ci metterà l’amico ad accorgersene (è escluso che se ne accorga lui stesso)… BOOM! E’ di nuovo per terra, ancora di faccia. Si vede che la pancia abbondante tende a sbilanciarlo in avanti, boh.

Non fa in tempo ad alzarsi (anche se questa volta reagisce subito alla caduta, non resta inerte per qualche secondo) che una specie di buttafuori è su di lui, non capisci se lo aiuta ad alzarsi o lo strattona per allontanarlo dalla pista, ma insomma, mi è subito chiaro che il giovane tarantolato sanguinante sta per sparire dalla sala – e dalla mia vita – per sempre. Possa tu danzare e sanguinare felice per sempre, giovane tarantolato.

(non ho capito ancora come “pixellare” le foto e per ora mi limito a sbavare i volti per renderli irriconoscibili).

Quando sono tornato sul lago di Gorlitz dopo tanto tempo, all’inizio mi sono sentito come un pesce fuor d’acqua. No, non morente, ma a disagio. Della serie “che ci faccio qui?”. A rendere ancora più spiazzante il tutto si è aggiunto lo spazio per le prove del venerdì sera: un posto nuovo, sperduto lassù nelle lande mitologiche di Milano nord… Bovisasca, Comasina, zona Niguarda… regioni remote che mi aspetterei di conquistare col Risiko, giammai vedere di persona. Dovete capirmi: ero meno preoccupato quando sono partito per l’Amazzonia quest’estate.

Ma poi il sabato siamo tornati alla familiare muschiosità di via Pomponazzi. Le strade grigiastre, file interminabili di macchine parcheggiate su e giù dai marciapiedi, il portone metallico e semiarrugginito. E dentro il buio, l’umido, lo sporco che si attacca ai piedi.

Dopo qualche ballo (senza sangue), qualche frecciata lanciata e subita, qualche splash sul bagnasciuga, era di nuovo il 1920.

La vie, a Parigi e a Milano, en rose. Rosa come Notre Dame al tramonto.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...