FIAMMINGO

Lille è una città fichissima. No, davvero! Io me la immaginavo come una Torino meno i Savoia e i Murazzi: praticamente un inno alla malinconia post-industriale. Invece è bella, fiamminga dentro e fuori, con quei palazzi dai colori caldi e strani, tipo muro arancione e infissi in verde pastello, oppure azzurro e giallo, o violetto e marrone, e poi è tutta piazze e viuzze, avvolta da quello strano calore nordico un po’ rustico, fatto di birrerie, patate fritte e alito che fa le nuvolette nel freddo del mattino.

Ma tutto ha inizio la sera prima, qui:

… ovvero nella tana del Losc, che non è un Viscid Farabutt Poc Raccomandabil ma è il nome della squadra di calcio della città, banalmente conosciuta all’estero come Lille. Campione di Francia in carica, mica cazzi.

Andare allo stadio in Francia, a prescindere dal godimento di vedere la tua squadra che vince in trasferta una partita di Coppa Campioni, è un’esperienza molto divertente, assomiglia a un tè in un salotto alto-borghese. Gli steward sono come dei valletti in guanti bianchi, è tutto un augurio. “Bon match monsieur!”, ti dicono sempre. “Bon match!”, dicono, e lo ripetono sempre, quando li incroci, quando ti strappano il biglietto, quando ti indicano la via, quando gli pesti un piede per sbaglio, quando gli tiri un sasso in fronte per scherzo, mentre ti inseguono per il furto dell’incasso.

I vicini di posto francesi sugli spalti sorridono, scherzano bonariamente, fanno garbate battute sull’arte italica della drammatizzazione quando un giocatore dell’Inter rantola a terra dopo essere stato sfiorato a malapena, ma sempre col sorriso sulle labbra e con quel tono, che è come se stessero descrivendo il retro gusto di un vino di Borgogna.

Quando uno dei loro finisce a terra nell’area di rigore dell’Inter, un tifoso del Losc azzarda: “Forse era fallo…”, ma la moglie lo ferma subito: “No, è lui che non è abbastanza bravo a stare in piedi”. E alla fine, a partita persa, nessun mugugno.

Nella fila di macchine che devono uscire dal parcheggio mi trovo bloccato: devo entrare in una strada principale che però è praticamente murata viva di automobili in coda. La prossima auto in fila è un suv con dentro l’incredibile Hulk, ma coi capelli lunghi. Penso alla nostra targa italiana, al fatto che come minimo ci devono odiare. Se fossimo a Bergamo dopo un Atalanta-Inter 0-1, con la targa di Milano ti appiccano il fuoco dal di dentro. Invece Hulk si ferma, sorride e… mi lascia passare! Hulk, capito?

Ed è con questo animo ingentilito che vado in giro il mattino dopo per le stradine del centro storico, osservando le poche persone che si avventurano nella città vecchia prima delle 9. Qui non si porta la baguette sotto l’ascella, ma cozze, patate fritte e birre trappiste. Mi siedo a una brasserie per un boccone a pranzo e ordino, per l’appunto, questa felice combinazione. All’aperto, approfittando del sole che improvvisamente accarezza la mia pelle indurita dall’aria fredda del mattino, mi godo il via vai sulla piazza.

Di fianco a me una energica signora discute con il figlio, un bambino un po’ difficile che ordina un sacco di roba e poi non la vuole mai mangiare. A un certo punto si rende loro necessario entrare nel ristorante per chiarire non so cosa sull’ennesimo ordine farlocco del marmocchio.

La donna prende il figlio per mano, mi lancia uno sguardo penetrante e indicando borsa, cappotto e sacchetti della spesa dice: “Le lascio tutto”, con un tono che mi ricorda molto quello del tenente di Full Metal Jacket quando si rivolge a Palla di Lardo. Voglio dire, non è che mi ha detto: “Mi devo alzare un attimo, le spiace dare un’occhiata alle mie cose?”. No, dice: “Le lascio tutto”. E parte. Naturalmente non perdo d’occhio i suoi averi un istante, perché una che parla con un tono così, se trova il bavero del cappotto spostato dal vento, mi appioppa la classica “centra” che mi dipinge sul muro come un ritratto di Van Dyck.

Alla fine il tempo, come si dice, vola. E’ ora di tornare a Parigi e un po’ mi spiace. Ciao Lille, la nostra prima volta è stata un po’ troppo affrettata ed è finita in un lampo (come spesso accade, del resto). Ci rivedremo. Solo, se posso, vorrei fare sommessamente una domanda: possibile che anche qui, dopo l’Amazzonia e Parigi, io debba essere perseguitato dai ragni giganti?

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Una risposta a FIAMMINGO

  1. Ilaria Serina ha detto:

    Cavolo!!! Le vent du mord in piena regola dunque!! La città sembra davvero molto graziosa e autenticamente caratteristica! Leggere poi i tuoi commenti e descrizioni sulle differenze culturale o di semplici abitudini d’approccio alla vita – calcistica e materna in questo caso – è sempre divertente! Sembra davvero che i francesi sappian godersi la vita maggiormente rispetto a noi, dandoil giusto peso alle cose 😉

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