IL TROPICO DELLA BAGUETTE

Parigi non è più fredda dell’Italia, è solo “sfasata” perché si trova a una latitudine tutta sua: il Tropico della Baguette. Infatti da qualche giorno qui è scoppiata l’estate. Ed è quella vera, perché a differenza di luglio, quando ogni tanto una bella giornata ti illudeva prima che la Senna si ghiacciasse e tornassero i pinguini sugli Champs Elysées, da un paio di settimane fa un caldo spettacolare di giorno e di notte.

Solo nella cripta, va da sé, resiste il micro-clima tipico delle lune di Saturno, quella bizzarra umidità freddina e priva di ossigeno che notte dopo notte sta facendo di me e della Babsie due salami felini di media stagionatura. Ma altrove, anche nel resto del bunker, “si scrèma dal caldo”, come dice Dante entrando all’Inferno. Sto sudando mentre scrivo queste parole, e non è solo perché bevo il mio decotto di salvia anti-allergico alla temperatura dei soffioni boraciferi. Oggi, applicazione meteo dell’iPhone alla mano, ci sono 27 gradi nella Ville Lumière. E domani 28.

Ecco, apro la porta per far girare l’aria. Ops, sta passando un gruppetto di gangsta rapper proprio in questo momento. Non sono molti, massimo venti. La richiudo.

Quel che vale la pena di fare, in questo quartiere, è la spesa. Quando avevo… boh, diciamo dodici anni, scoprii il piacere di fare la spesa al supermercato – come molti bambini, che a quell’età vanno in estasi come Santa Teresa di fronte alle corsie grondanti di mercanzie di ogni genere. E infilano di soppiatto vasetti e vasetti di sottaceti nel carrello, mentre i genitori guardano dall’altra parte.

Ora mi sta succedendo un’esperienza simile, ma con i negozi. Ho scoperto la goduria dei “negozietti”. La boulangerie dove chiedi la baguette bella croccante, altrimenti non c’è gusto a smollarla al centro tenendola sotto l’ascella.

La gastronomia dove ti balocchi tra cereali “organici” (devono essercene dunque anche di materia inorganica) e yogurt a chilometri zero (e io che ne volevo uno con l’airbag).

La formaggeria dove entri con l’idea di prendere un assaggio di qualcosa di nuovo da provare ed esci regolarmente con due mucche cagliate sotto braccio.

Per fortuna al Village non manca mai un digestif abbastanza forte da fare di me un termovalorizzatore in grado di smaltire baguette sudate, cereali mutanti e formaggi che ad aprire il frigorifero svieni dall’odore e ti risvegli due ore dopo, circondato dai dobermann della narcotici che ti abbaiano addosso.

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3 risposte a IL TROPICO DELLA BAGUETTE

  1. doubledynamite ha detto:

    Parigi è una città straordinaria e in effetti i cieli grigi sono molto adatti. Non c’è bisogno di strabismo dure alla luce del sole, o luce eccessiva quando si tenta di fare una fotografia. Sotto il Louvre di avere un progetto per produrre getti in gesso di tutte le facciate molto belle e intricati della città, per un giorno di pioggia. Si tratta di una assicurazione, come un ombrello.

  2. Ilaria Serina ha detto:

    Bellissimo questo giro per negozietti!!… Mi ci porterai anche dal vivo non appena salirò alla giusta latitudine, vero?!! Ci potremo rimpinzare tra 1 passaggiata e l’altra, tra l’imbarazzo delle leccornie appena descritte e,a quanto pare, visto quel di cui per altro parlavi già la scorsa volta; potremo anche consumarle dove più ci aggrada! ;))) Anche qui a Milano il caldo continua ad imperversare insolito e caparbio; io mi auguro ancora sino almeno alla metà del mese. Ci sta giusto facendo recuperare quella porzione d’estate mancata a Luglio. Giro ancora in manica corta e un pò di freschetto lo si percepisce solo la mattina presto; nemmeno la sera a dirla tutta. Temo solo un cambio repentino da un giorno all’altro e dalla sera alla mattina, di quelli che ti segano le gambe e fan tanto bene alle nostre allergie! ;))

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