IL QUIZZONE

Se Parigi avesse i Suv parcheggiati in doppia fila, sarebbe una piccola Milano.

Ho sempre pensato che il più grande colpo di genio del marketing turistico francese fosse l’aver creato il mito che Parigi è ancora più bella con la pioggia: più romantica, poetica, fotogenica. Per vendere una città con un clima infame, mi sono sempre detto, è di un’astuzia diabolica far credere che col brutto tempo sia ancora più bella. Perfino i Cure ci sono cascati: nel testo di How Beautiful You Are, Robert Smith (il cantante con il rossetto sbavato vent’anni prima che ce l’avesse il Joker) cade immancabilmente nella trappola del passeggiare a braccetto con l’amata per le strade di Parigi sotto la pioggia, ovviamente senza ombrello. Immagino che i capelli, dopo tanto sforzo per farli stare ritti in testa, gli si siano afflosciati tutti in men che non si dica.

Ma devo dire che, porca mignotta, è vero: la pioggia rende questa città… no, forse non più bella, ma diversamente bella. Ma diversamente per davvero, non come eufemismo politicamente corretto. E’ il modo in cui luccica quando è bagnata. Ed è anche il fatto che se Scarlet Johansson fosse sudata, sarebbe pur sempre, come dire, Scarlet Johansson.

Invece non ho potuto fare a meno di essere colpito, quanto a paesaggi urbani, da una singolare coincidenza. Insomma se non me ne fossi accorto dovrei avere altro che le fette di salame sugli occhi, due pannocchie di grano turco infilate per il lungo nelle orbite del cranio, a spappolarmi i bulbi oculari come fossero lychee, quella frutta al ristorante cinese… avete capito.

Un mese fa, a Rio de Janeiro (ma sono davvero stato a Rio de Janeiro? mi sembra passato così tanto… ah no, scusate, questo l’ho già scritto), siamo stati a visitare la favela della Rocinha. Ora, accade che circa un mese prima di essere a Rio, sapendo ovviamente che ci sarei andato ma senza pensarci in quel momento e comunque senza sapere che sarei andato (più di una volta) in una favela, io abbia visitato una mostra al Centro Pompidou di Parigi. Tra le opere esposte c’era la ricostruzione di una favela, tipo plastico, ma disposto in verticale su una parete, anziché in orizzontale su un tavolo; un’opera interamente fatta con rifiuti urbani (lattine usate, flaconi, frammenti trovati per strada, eccetera).

Il giochino per chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui è questo: quale delle seguenti è una foto della favela che io scattato a Rio e quale è una foto del plastico di una favela che ho scattato nel Centro Pompidou?

(nota: entrambe le foto sono scattate con il telefonino, ergo fanno un po’ schifo, chiedo venia).

Foto numero uno:

Foto numero due:

Solo in una delle due è possibile entrare e camminare lungo viottoli scoscesi fatti così:

Avete indovinato, complimenti.

E con questa, prometto di non rompere più le balle con argomenti brasiliani. Fino alla prossima volta. Quando parlerò del corso di capoeira.

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Una risposta a IL QUIZZONE

  1. Ilaria Serina ha detto:

    Quindi potremmo anche dire che Milano è bella con la nebbia?!! Riuscirà il nostro nuovo sindaco a far passare questo concetto ai turisti con adeguati messaggi promozionali di svariato genere e diffusione?… No eh?!!! ;PP Beh, per me che vivo della settima arte, la pioggia e alcune città bagnate da essa sono altamente cinematografiche e legate a scene e a generi indimenticabili…. Perciò, alla sottoscritta sarebbe molto più semplice far passare un concetto del genere. Basti pensare alla celeberrima scena di “Cantando sotto la pioggia”; a moltissimi noir degli anni 40 o alla romantica sequenza finale di “A colazione da Tiffany”!!!… Ma se devo pensare oltre la celluloide… beh, Venezia sotto la neve è impagabile!!… Ed i tramonti del cielo di Roma visti da Trinità dei Monti sono da togliere il fiato! Che luoghi singolari che sono le città a pensarci bene e, probabilmente, per ognuna c’è il giusto “make-up”, ha conferirle fascino, personalità e ad esaltarne l’allure.

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