PER UN BUCATO PERFETTO…

La scorsa settimana finalmente, complice una fausta ricorrenza, abbiamo cenato a Le Georges, il ristorante fichissimo/chiccosissimo sul tetto del centro Pompidou, dove le cameriere sono assunte esclusivamente per la loro professionalità: infatti sono tutte alte almeno un metro e novantacinque e le minigonne a volte sono più strette delle cinture, tutti aspetti volti a mettere in massima evidenza la loro preparazione tecnica. Il panorama da lì è meraviglioso, anche se quando il cielo si è infuocato alle spalle della Défense una nutrita schiera di turisti e sfaccendati si è precipitata su quel lato della terrazza per fotografarlo. Le loro teste controluce davano allo skyline parigino un profilo inedito.

Ho appreso dalla Babs cose nuove sugli usi e i costumi dei francesi. Per esempio che nel Paese della liberté, égalité e fraternité vige un sistema di caste che l’India gli fa una pippa. Infatti mi raccontava la Babs che la figlia della sua capa sta per iniziare a lavorare in una filiale periferica della loro azienda. E io dico, ma non è un po’ troppo all’italiana questa cosa? Ma lei mi dice che qui un laureando in economia aziendale non può completare il corso di studi senza uno stage in una qualche società e dunque si usa così, che io ti mando mio figlio a fare lo stage nella tua azienda e tu poi mi mandi il tuo a fare uno stage nella mia, oppure lo mandi da Zio Peppe e Zio Peppe poi manda il suo da me. Con triangolazioni e giri labirintici, il risultato comunque è una grande fratellanza dirigenziale con scambi di prole in odore di laurea come fossero biglietti da visita a una riunione di lavoro in Giappone.

E io insomma ero un po’ colpito da questa cosa; mi pareva piuttosto massonica, ecco. Ma la Babs mi ha rassicurato: è una pratica ristretta agli stage universitari, quando si tratta di un lavoro fisso cambia la musica, è tutta un’altra storia. Bene, dico io, come funziona con il lavoro fisso?

Se ne vuoi uno veramente valido devi avere fatto le Grandi Scuole, le università della casta come l’Ena o l’Hec, essere introdotto, fare parte della Parigi-bene. Ma per arrivare a quelle università devi avere fatto le scuole superiori giuste, perché qui c’è tutto un sistema di punteggi per accedere alle scuole migliori, insomma se non sei nel giro  fin dalla giovane età non hai chance di arrivare a una certa università e quindi a un certo lavoro. Ah, ecco, ora sì che mi sento rassicurato.

Questo non è niente, fa la Babs senza battere ciglio, in Giappone cominciano dall’asilo.

Fino a ieri mi sono occupato io del bucato. Era uno dei privilegi del lavorare da casa. La Babs ha creduto ingenuamente che io avessi compreso il funzionamento della lavatrice.

Abbiamo scoperto che non era così.

Vedete, la nostra lavatrice è equipaggiata con la funzione “asciugatura”, una funzione preziosissima quando si vive in un bunker antiatomico senza ventilazione e con un tasso di umidità costante, freddo o caldo che faccia, al 99%. In altre parole, prima che la roba appesa asciughi, qui dentro, fa in tempo a crescerci sopra il muschio. Dunque ogni volta io sceglievo delle funzioni di lavaggio con asciugatura finale. O meglio, credevo di sceglierle. Ma non avendo ben compreso la macchina, in realtà selezionavo solo l’asciugatura. In pratica, mettevo la roba sporca in lavatrice, le davo delle gran scaldate e la toglievo, come pulita.

La Babs in verità si era più volte lamentata dell’odore poco convincente delle cose “lavate”, ma io obiettavo con grande sicurezza che era normale, perché i panni asciugati nella lavatrice con la funzione “asciugatura” hanno sempre un odore diverso.

A mia discolpa, si noti che l’asciugatura prevede temperature altissime e certamente in grado di sterminare ogni tipo di germe o batterio; ma la Babs insisteva nel voler vedere sparire anche le macchie.

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4 risposte a PER UN BUCATO PERFETTO…

  1. matteo ha detto:

    Ti adoro

  2. pat ha detto:

    Anch’io di recente ho fatto un bel lavaggio in lavatrice.
    Di quelli che danno soddisfazione.

    Avevo inserito, prima del mio partenza pugliese, delle meravigliose e romantiche lenzuola di lino …tutte rigorosamente ricamate a mano.
    Fino a qualche anno fa la mamy, da brava fimmina pugliese, avendomi dotata di corredo, mi aveva impedito di usarle prima del matrimonio, in attesa delle c.d. “grandi occasioni” (?!!)…
    Non so come ma col tempo, la sua opinione e’ un pò piu’ disincantata sull’argomento….mi è stato poi concesso eccezionalemnte di utilizzarle a prescindere dalle occasioni.

    Beh, al primo lavaggio diciamo poco attento…il colore delle mie meravigliose lenzuola è diventato di un bel grigio perla…o pirla…vabbu’ quella roba là.
    Primo riflessione: speriamo che la mamy non le veda mai!
    Insomma adesso sono davvero uniche.
    Del resto, mi sono detta: ma perchè tutto dev’essere necessariamente bianco o nero nella vita?
    C’e’ una gran quantità di sfumature di grigio…

    • Aldo ha detto:

      Beh,
      diciamo che dopo aver fatto il corredo ad un intera generazione di pupazzetti, ho rinunciato completamente alla lavatrice domestica per alcune categorie di indumenti.
      Mi suona ancora misterioso come si facciano a gestire dei veri e propri “planning di lavaggi” (bianco – nero – lana a mano etc…). Per il momento mi limito al magliettame e al jeansame. Soprattutto al jeansame – che…no Corinna …non è un prodotto omeopatico ;-).
      Stay rock.
      Aldo

  3. fabio ha detto:

    Mitico Fra, sempre insuperabile!

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