LA SFIDA

Finalmente siamo riusciti a cenare al ristorante vegetariano a cui stavamo alle calcagna da settimane. Stava diventando una cosa ridicola. Noi ogni sera facevamo un tentativo, lui ogni sera ci respingeva: era pieno. Il fatto è che arrivando la Babs sul tardi da Lille, eravamo battuti in partenza sui tempi. Per niente competitivi con chi riusciva a presentarsi di buonora per prendere uno dei quattro (se non ho contato male) tavoli disponibili. Il “ristorante” infatti consiste praticamente nella stanza di una casa privata, la cucina di una signora che con tutta probabilità abita sul retro, o al piano di sopra: un locale piccolissimo, semplice, dall’atmosfera talmente familiare che in confronto il soggiorno di casa mia sembra Burger King. E dunque ambitissimo dai parigini molto branché. Oltre che dai lettori della famigerata Lonely Planet (come ho potuto venerarla per così tanto tempo? ma in fondo ancora non riesco a rinnegarla), che lo raccomanda insieme ad altre 12-15 guide. Dunque ogni sera, dal treno, la Babs mi chiamava e la conversazione si ripeteva secondo un identico, delirante schema.

Lei: «Stasera? Ci riproviamo?»

Io: «Ok. In alternativa?»

Lei: «In alternativa una pizza?»

Dovete infatti sapere che anche se non è una cosa molto branché, la Babsie è un po’ che butta lì l’idea della pizza. In realtà, anche se i nostri assalti al vegetariano fallivano ogni volta, alla fine la pizza veniva sempre rimandata e il vincitore era un terzo posto, un outsider dell’ultimo momento.

Ma insomma l’altra sera ce l’abbiamo fatta. La Babs ha dovuto rinunciare a passare da casa, abbiamo deciso di convergere come le teste di cuoio direttamente sul posto da direzioni diverse – lei dalla Gare du Nord, io dal bunker antiatomico – e abbiamo trovato le difese sguarnite. C’era posto! Anche se era un tavolo in condivisione con altre due persone. Gomito a gomito. Praticamente se non stavo attento infilavo la forchetta nel piatto della mia vicina, ma a Parigi si usa così.

Abbiamo anche capito un altro motivo della difficoltà di trovare un tavolo libero: la signora è completamente sola, fa tutto: accoglie i clienti, cucina, serve ai tavoli, fa la cassa e si ferma anche a chiacchierare: i tempi del servizio sono biblici. Uno potrebbe osservarsi invecchiare la pelle mentre aspetta il suo bicchiere di vino. Che poi non è detto che arrivi, il vino. Io in effetti ne avevo ordinato un quartino, la Babs aveva preferito un drink iper-naturalista con radici di rabarbaro ed essenze di lavanda, o qualcosa del genere, probabilmente una ricetta degli indiani Navaho. Invece arriva un solo bicchiere per me, niente per lei. Vado verso la signora e comincio: «Il vino….». E lei: «Ah, già! Ecco cos’era, ora mi è tornato in mente! Il bicchiere me l’ero versata per me (!), ma poi è rimasto lì un po’ e me ne sono dimenticata, poi l’ho rivisto e ho pensato: per chi è quel vino? Deve essere per il signore. E gliel’ho portato. Vabbè, quando l’ha finito glielo riempio di nuovo». La Babs ha preferito soprassedere sul suo drink tradizionale dei Navaho.

Finalmente arrivano i piatti. Che a dire il vero sono anche buoni, ma alla fine abbiamo una fame indiavolata. Nel frattempo altri clienti si siedono, sono ormai passate le dieci e diversi tavoli sono liberi. La padrona li serve subito, persino con una certa rapidità. Non faccio in tempo a dire «Ecco il segreto, venire al secondo turno!», che le sento dire «Mi spiace ma per stasera sono finite le insalate, le zuppe e questi piatti» (ne elenca alcuni). Faccio i conti: faceva prima a dire che ne rimanevano solo due, di piatti. I nuovi arrivati ordinano uno di quei due piatti lì. Dunque anche il secondo turno ha i suoi problemi.

Al momento di chiedere il conto, la signora, ormai una parente stretta per noi, mi grida allegramente dal lato opposto della stanza: «Le chiedo qualche minuto di pazienza, non posso lasciare la preparazione di questo piatto!». Nessun problema. Avevamo aspettato tanto per venire a cena qui, possiamo aspettare un po’ anche per andarcene.

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Una risposta a LA SFIDA

  1. Gaia ha detto:

    Lo so che arrivo tardi ma.. la domanda è: ci ritornerete?

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