Cos’è un laboratorio di teatro.

I “terzi luoghi” (né casa né lavoro) sono importanti perché fanno di noi degli esseri umani, cioè parte di una tribù. Il lavoro è una corvée, la casa è il regno della famiglia nucleare mentre il bar, il pub, il caffè sono i luoghi dove troviamo gli amici, i vicini di casa, tutti coloro che non sono parenti ma a cui siamo legati da vincoli ben più profondi di quelli che ci uniscono ai cugini che incontriamo due volte l’anno. La nostra tribù.

Le tribù sono indistruttibili perché non possiamo vivere isolati, nemmeno con partner o figli al fianco: abbiamo bisogno della vicina del piano di sopra, della compagna di scuola che non ha cambiato città, del compagno di lavoro che ha sempre una battuta pronta, della signora che fa le tagliatelle come nessun’altra. Non siamo fatti per stare da soli (o con i rispettivi partner), per questo i matrimoni sono delle feste e i bambini fanno allegria.

Le tribù hanno i loro rituali e tra questi rientrano attività come guardare collettivamente un film o una partita di calcio, cantare insieme, fare una gita a Brisighella, scambiarsi ricette di cucina, andare ad ascoltare gli amici che cantano nel coro della chiesa, partecipare a un gruppo di lettura.

Le tribù sono entità territoriali, anche nell’era di Facebook. Non siamo “veramente” membri di una tribù che condivide attraverso internet la passione per Audrey Hepburn, per i vini argentini o per i modellini di aerei della seconda guerra mondiale: questi hobby possono essere divertenti ma non creano solidarietà forti, impegni reciproci. I vincoli che ci fanno sentire più sicuri di noi stessi, più rilassati, più forti, si creano in piazza, in strada, al caffè. Possiamo sentirci “veramente” vicini solo a chi c’era ieri e ci sarà domani, alle persone di cui notiamo l’assenza quando non compaiono alla solita ora. Non ci sono tribù cosmopolite e il networking di cui si vantano i manager di successo è un patetico tentativo di sostituire il gruppo da parte chi viaggia troppo per trovare veri amici.

(da un articolo comparso sul “manifesto” qualche settimana fa).

Grazie, Madama Butterfly.

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5 risposte a Cos’è un laboratorio di teatro.

  1. tucs ha detto:

    Hai ragione ma il virtuale, se usato bene, puo’ diventare reale e arricchire la vita, come dicevamo tempo fa in quello splendido terzo luogo che e’ stato Portogruaro. Io per esempio ho organizzato, reclutando persone su fb e kijiji, un divertentissimo torneo di tennis che in queste settimane e’ uno dei miei terzi luohi preferiti!

    • alidimepu ha detto:

      Hai pienamente ragione Tucs, il virtuale come strumento è fantastico e potentissimo. Credo che il virtuale, proprio come vuole fare questo blog o come hai fatto con il torneo di tennis, funziona bene quando va a nutrire (e si nutre di) altro, il che rende credibile e non schizofrenico che io pubblichi un articolo del genere… su un social netork 🙂

  2. pat ha detto:

    Buongiorno!
    Eccoti la mia idea del nostro Don Giovanni…LA MIA POESIA PREFERITA.

    L’amplesso delle aquile
    Walt Whitman

    Lungo la strada che costeggia il fiume (mia pomeridiana passeggiata, mio ristoro),
    Alto nell’aria, improvviso, un rumore smorzato, due aquile in amore,
    L’impetuoso avido contatto, l’unione alta nello spazio,
    Artigli che si afferrano, s’intrecciano, una ruota selvaggia, viva, turbinante,
    Quattro ali che battono, due becchi, una massa vorticosa strettamente avvinghiata,
    Che cala in cerchi, si rovescia, s’arrotola, cade giù a precipizio,
    Finché sul fiume sospesi, ancora uniti, la calma d’un istante,
    Un immobile muto bilanciarsi nell’aria, poi il distacco, gli artigli che si sciolgono,
    Le ali lente e salde nuovamente piegate verso l’alto, i loro voli diversi, separati,
    Lei il suo, lui il suo, seguendo.

    ALBA-PAT

  3. Lorenzo ha detto:

    Non sono in accordo su alcuni punti, su uno in particolare ma lo metto in fondo.
    Premetto rimango in superficie o non sarò facilmente capibile , comprensibile nell’esposizione.
    “L’uomo è un animale sociale”. Questa è una minchiata.
    L’uomo è un animale, punto. .. va già meglio.
    Ci sono quelli che hanno bisogno di vivere in una tribù e quelli che girano da soli, vedi gli orsi.
    Ma questa “l’orso” è una casistica che se vogliamo possiamo tenere in disparte dal concetto cardine di tribù, visto che ce ne son pochi non esistono, blasfemia ma se mi metto a giocare al caso estremo non si può dire niente.
    Però la definizione che io ho utilizzato spesso “animale sociale” non la riconosco più, la sento come una chiacchera, figlia del tempo.
    Rimango in superficie, passiamo ad altro.
    Le tribù e i terzi luoghi esistono non lo nego, si parte da una realtà più soft come il gruppo del calcetto fino arrivare a delle comunità vere e proprie con regole proprie come gli ultrà , gli spazzini, gli ebrei .. non mi vengono esempi più alti.
    Altro punto il terzo luogo, nasce perché? Secondo il mio parere ,che confesso ho bisogno di una visione più ampia, nasce perchè il secondo luogo (il lavoro) ha poco peso o non ci soddisfa come tribù e in primis parte perché abbiamo tolto le religioni.
    Tolto , usato nell’eccezione del termine che valgono come il due di briscola, e chi gioca a briscola sa che non conta un cazzo ma tutti ci tengono a farlo.
    Il secondo luogo Il lavoro, come prima il servizio militare , prima ancora la scuola è il vero surrogato della tribù, del mondo delle regole, infatti chi va in pensione muore.
    Non nego che abbiamo uno spasmodico bisogno di terzi luoghi, a prescindere dalla soddisfazione del primo e del secondo.
    Tra l’altro non è interessante che nelle città multisalcavolo si presentano tutti come sotto forma di prodotti ?, corso di cucina, corso di alpinismo, .. bisogno di svuotarsi il portafoglio.
    Non è importante se guardi il Milan che gioca o stai seduto nel tuo silenzio al bar .. rispondono beno a male tutti al bisogno di terzo luogo che hai egregiamente (egregiamente) definito.
    Spazzi fisici in cui stare con gli altri, simili a me, eterogenei, ma sul piatto della bilancia metterei anche altri fattori, sul perché ci rintaniamo terzi luoghi.
    Bisogno di fare e non pensare
    di riempire il tempo
    di bruciare lo stoppino della vita il più possibile
    stare tranquilli
    approfondire un interesse
    trovare una donna
    sviluppare un proprio io che non sia succube di quello dei propri genitori
    trovare punti di riferimento
    seguire maestri
    scopare
    …. non darei tutto questo peso all’istinto della tribù. Li trovo tutti fattori concorrenti.
    Ma trovo , constato che in alcuni, tantissimi, rarissimi terzi luoghi il peso della tribù si sente meno.
    ..
    Corso di teatro, teatro, laboratorio, seminario .. come lo chiami richiama l’arte, la comunicazione, che la vedo un rapporto diretto di contatto con quello che ci circonda. Torno a dire che l’uomo ha bisogno di spiegarsi di capire di tutto quello che gli serve in maniera sintetica e semplice.
    Esempio inventarsi un Dio è un buon modo di spiegarsi perché oggi piove.
    L’arte per me è percepire la vita, è una costante intuizione sul perché l’acqua come la vita cerchi di infilarsi in tutte le fessure di una roccia. Trovare delle regole fatte di forme di emozioni con le quali avvicinarmi a comprendere, la natura se così vogliamo definirla con parole delle quali a mala pena conosco il significato.
    Per questo motivo per me il teatro fa e non fa parte del bisogno di tribù.

  4. pat ha detto:

    Ma dico io,

    con tanti improbabili personaggi che continuiamo a tenerci in Italia, dobbiamo concedere l’espatrio proprio a due belle persone come il segoni e barbarella?

    Uffa!

    Il mondo è davvero ingiusto.

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